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Buongiorno, ho una storia complicata da raccontare per avere consigli sia sul da farsi sia sui comportamenti da assumere da parte delle persone che stanno attorno a questo ragazzo che chiameremo Pino.
Chi le scrive è la compagna del genitore di Pino di 23 anni.
Il mio compagno è separato dalla moglie da 18 anni io l'ho conosciuto 12 anni or sono e conosciuto anche il suo unico figlio Pino che ha sempre vissuto con la madre mentre io e il mio compagno viviamo a a 300 km da Pino. Premetto che sono madre di una ragazzo e una ragazza di 22 e 19 anni quindi pressoche coetanei di Pino. Dal primo giorno ho notato che Pino era diverso dai miei ragazzi e dagli amici dei mei ragazzi. Mi aveva appena conosciuto e subito si è mostrato fin troppo affettuoso nei miei confronti, ma io ho pensato che potesse essere una cosa buona. In seguito ho potuto notare che “aveva una marcia in meno” rispetto alla sua età e altre stranezze come il fatto che mai aveva fatto alcuno sport, mai aveva amici a casa, mai i compiti insieme ai compagni, giocava poco con i coetanei preferendo la compagnia più rassicurante degli adulti. Il mio compagno ha sempre glissato su questi problemi attribuendo alla madre molte colpe, peraltro la madre patendo molto la separazione ha riversato sul figlio le sue frustrazioni e si é sempre data una spiegazione delle difficoltà di Pino (pur minimizzandole e giustificandole sempre)attribuendole alla separazione e dando la colpa all'ex marito. In realtà parlando con la madre del mio compagno che ha cresciuto Pino fin da neonato sostituendosi quasi totalmente alla madre, apprendo che le difficolta di Pino erano a lei ben chiare fin dall'asilo. La nonna riportava quello che le veniva detto dalle maestre ma la madre tendeva sempre a sopravvalutare Pino e sminuire le maestre anche davanti a Pino. Con il tempo crescendo, le lacune non venivano colmate ma sotterrate fino al punto che (scuole private) il ragazzo alle medie e in prima liceo non sapeva né le tabelline, né leggere l'orologio, né giocare al più semplice gioco di carte, per fare solo degli esempi. Ho assistito anche a episodi di rabbiose crisi isteriche di Pino che bambino prendeva a calci suo padre e insultava con parole irripetibili la nonna, per poi dopo poco chiedere scusa e essere di nuovo dolcissimo. Le bugie di Pino poi erano colossali, tutte bugie però dette al fine di esaltare esso stesso come persona denigrando gli altri.
Dopo diversi anni sono riuscita a far comprendere in parte al mio compagno i reali problemi di Pino e , come una goccia nel mare e con il permesso della madre ho iniziato ad insegnare a Pino tecniche di apprendimento, logica e giochi con esercizi per aiutarlo a recuperare qualcosa sia a livello cognitivo che di vera stima di se. I progressi c'erano ma poi la madre forse vedendo il quadernino con i compitini che gli avevo dato da fare insieme a casa si è resa conto delle reali difficolta del ragazzo sulle quali aveva sempre glissato (per carità tutti vorremmo che i nostri figli fossero perfetti). Lei immaginava che io facessi i compiti al posto di Pino, non che cercassi di colmare le sue lacune, per questo la madre ha cominciato a dire a Pino che sia io che suo padre volevamo farlo passare per ritardato mentale denigrandoci e esaltando il figlio. A questo punto Pino pian piano limitava le visite con il padre fino a a negarsi totalmente. Ormai Pino aveva quasi 17 anni e il padre tenta l'ultima carta, quella di chiedere l'affido esclusivo del figlio. Psicologi giudici ctu stavano per darci ragione ma Pino compie 18 anni e tutto finisce. Insulti di ogni tipo, poi inraggiugibili lui e la madre, negazione totale, per 4 lunghi anni non sapevamo se fosse vivo o morto; abbiamo perfino contattato un investigatore privato. Il padre e la nonna hanno vissuto questi lunghi anni nella disperazione e io stessa mi sono sentita responsabile di questo distacco... potevo farmi gli affari miei....è colpa mia... forse era meglio vivere alla giornata nella finzione di una normalita ma chi sono io per dire cosa sia normalità???? dopo questi angosciosi anni Pino chiama suo padre, vuole incontrarlo gli chiede perdono vuole vedere me sua nonna i miei ragazzi, un colpo di spugna per ricominciare. Un miracolo ha pensato la nonna, il destino ha pensato il padre, c'è qualcosa sotto ho pensato io. Ricomincia la frequentazione, ne suo padre ne la nonna hanno i dubbi che ho io, tutto troppo finto smelenso troppo perfetto e studiato Pino è rispettoso defilato, ascolta, un sepolcro imbiancato... per il nonna è il figliol prodigo, per il padre inutile farsi domande e coglie gli attimi, cerca di recuperare. Pino ha bisogno di un lavoro sembra sia quello il suo problema il padre si attiva lo iscrive a un corso tecnico gli trova lavoro in una ditta come operaio, gli compra la macchina per essere indipendente, il cellulare nuovo ….. il problema non è il lavoro inizia a manifestarsi la sua natura problematica, finge di fare telefonate in cui fa la voce grosse con un interlocutore immaginario, inventa storie di ragazze, parla solo delle sue esperienze di lavoro non interagisce nelle altre conversazioni se non per parlare di se e delle sue esperienze inventate, denigra il prossimo giudica severo. E poi il problema delle scarpe usate da donna... anche da bambino lo avevo notato rubava le ciabatte usate adorava in modo strano le scarpe da donna poi vedo un sms sul suo cellulare in cui chiede a una ragazza se puo regalargli i sandali che le aveva visto ai piedi l'anno scorso e le si erano rotti.... (ma credo che questo sia il problema minore – il padre non ha mai affrontato l'argomento sesso con Pino ma io sono certa che non abbia mai avuto rapporti di nessun tipo ). Pino cerca con me il rapporto che aveva da bambino ma io rimango cortese seppur distaccata, non voglio interferire. Pino chiede al padre di venire a vivere da lui e inizia a dar segni di insofferenza , litiga al lavoro inventa storie strane, fa giorni di malattia non molto credibili. Il padre glissa alla sua richiesta senza però negare in modo netto la possibilità. Lo incoraggia a credere in se stesso gli insegna che l'impegno e la buona volontà sono tutto che chiunque può farsi da solo basta volerlo. (per me pessima idea da infondere a Pino perche lo destabilizza ancora di più, gli da false speranze e lui crede solo in quelle si sente forte di ..niente e crolla tutto il castello) il tirocinio lavorativo finisce, il padre lo iscrive ancora a corsi formativi finalizzati alla ricerca di un lavoro. Le crisi iniziano a farsi piu frequenti, scatti di ira rispostacce... poi minacce alla madre.... poi si taglia il corpo.... e fra una crisi e l'altra appare esageratamente sereno come se nulla fosse accaduto. Il padre cerca di consigliarlo di andare dallo psicologo lui rifiuta malamente poi si convince, fa due sedute e quando lo psicologo gli dice che vorrebbe farlo vedere dallo psichiatra per un consulto lui si ribella manda a quel paese lo psicologo e le crisi si fanno più ravvicinate... tanto che lui stesso si reca al pronto soccorso ma nel contempo rifiuta le cure , poi sembra accettare prende il valium per calmarsi poi lo butta via poi dice di averne preso troppo ritorna al pronto soccorso.... un macello infinito. Questi sono tutti gridi di aiuto penso io ….Ora il padre questa volta in modo deciso senza piu raccontare favolette gli ha detto che dallo psichiatra ci DEVE andare. La madre è stravolta perche in 2 settimane ha preso coscienza tutto insieme dei problemi del figlio... adesso lo incoraggia ad andare a farsi curare mentre prima aveva un atteggiamento del tutto opposto ora direi che è più consapevole lei che il padre. Il problema è che per 20 anni Pino ha fatto il prepotente con l a madre e lei oggi come ieri non ha alcuna autorita su Pino quindi Pino può rifiutare le cure senza che lei possa dire nulla. ( Pino ha comprato le medicine prescritte dallo psichiatra del P.S. Ma poi le ha gettate nel lavandino). La madre è cambiata radicalmente in due giorni nei suoi comportamenti, al punto di chiedere consiglio a un carabiniere, a informarsi su cosa sia un TSO..... incredibile per come la pensava fino a poco tempo fa.... il problema è che io ho paura che davvero si debba essere costretti a fargli un tso.....
aiutateci in questo campo non capisco nulla non so cosa sia bene o male ho paura di fare o dire qualunque cosa. Io voglio aiutare il mio compagno ad aiutare Pino. Ma non so che pesci prendere la situazione è delicatissima.
Accetto qualunque consiglio, anche solo per avere idee nuove.
Grazie e scusate per la lungaggine

Questo tipo di problemi sono

Questo tipo di problemi sono solitamente di pertinenza psichiatrica, appunto, e sono forse quelli che impegnano di più attualmente i servizi psichiatrici e psicologici pubblici, proprio per la difficoltà di collaborare di queste persone. Un elemento essenziale della cura, e anche della convivenza e dei rapporti con i parenti, è mettere regole e limiti chiari e resistenti e non avere atteggiamenti accondiscendenti. Sono persone che hanno certo bisogno di aiuto, ma tendono a distruggere gli aiuti che ricevono per cui è bene che chi dà questi aiuti crei anche le 'protezioni' necessarie per non farli distruggere. Il lavoro è lungo e difficile, e la cosa importante è non farsi travolgere e manipolare.
Cordialmente
drGBenedetti

Aggiorno la situazione Pino

Aggiorno la situazione Pino ha fatto la visita dallo psichiatra. Gli ha prescritto queste
Medicine a bassi dosaggi(non so di preciso) depakin lexotan e olanzapina.
Nessuna diagnosi pero deve fare altre visite. Puo essere un bipolare? Un borderline?
Sto iniziando a documentarmi e in effetti nel bipolare un po lo riconosco.
Ma per uno psichiatra la malattia riesce a diagnosticarla presto? É credo poco realistico pe
Nsare che prenda queste medicine per un po poi le scali e finisce tutto. Perche questo é wuanto mi ha riferito il mio compagno, ma credo sia solo quello che ha voluto capire.

Lui fondamentalmente non accetta. Sminuisce il problema

Visto che in questo momento

Visto che in questo momento stanno cercando di affrontare i problemi, forse, mi sembra bene che li lasci fare. Vediamo come procedono le cose.

Pino prende le sue terapie

Pino prende le sue terapie non ha più avuto ricadute. prossimamente ha un controllo dallo psichiatra, il quale ha accennato a un disturbo disforico che pensa di curare con le medicine che le ho descritto per poi levarle gradualmente. ma che differenza c'è tra disturbo disforico con il bipolare o con il borderline? forse la disforia è l anticamera di qualcosa di più preoccupante come il bipolarismo e borderline? ovvero disforia= fenomeno curabile e transitorio che se preso all'inizio e curato non da recidive e si guarisce definitivamente bipolarismo/borderline= fenomeno curabile ma che richiede cura a vita. non capisco dove sia il limite fra una patologia e l'altra.

Le diagnosi attuali in

Le diagnosi attuali in psichiatria mi sembrano tutto sommato poco importanti: oltretutto servono poco a stabilire la terapia farmacologica perchè gli stessi farmaci o combinazioni di farmaci (specie qualli da lei citati o simili) vengono usati sempre più con quasi tutti i 'disturbi', solo in base al comportamento, senza grandi differenze. Le consiglierei di non perdersi nel mare delle diagnosi e dei limiti fra una e l'altra. Più importante è a mio avviso essere aiutati a rendersi conto dei possibili aspetti importanti della situazione per affrontarli al meglio ed evitare modi o atteggiamenti controproducenti. Dipende se lo psichiatra si occupa solo della farmacologia o cerca di lavorare anche sulle relazioni e le interazioni familiari che solitamente fanno parte del problema
Cordialmente
drGBenedetti.

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