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Inserimento all'asilo

Salve Gentile Dottore ci siamo visti col bambino a Giugno 2015 e Giugno 2016 (quindi pochi mesi fa).
Il bambino ha un marcato disturbo del linguaggio con chiusura relazionale (o anche rifiuto a relazionarsi).
Avevamo già scritto sul sito tramite questo post: https://neuropsic.altervista.org/drupal/?q=node/1885
Nel frattempo abbiamo iniziato la psicomotricità e dopo qualche seduta lo psicomotricista inizia a vedere qualche miglioramento nell'ambito relazionale almeno con lui però dice che ci vuole tempo.
L'inserimento all'asilo non è andato male: il bambino va volentieri ma com'era prevedibile si interfaccia poco con l'ambiente.
Le maestre dicono che è tranquillo, gioca, a volte è un pò iperattivo ma non ha atteggiamenti particolarmente bizzosi.
Il problema che segnalano che non comunica con loro e nemmeno con i compagni.
Fermo restando che di rado qualche gioco in compagnia lo fa.
Loro dicono che vogliono comunicare col bambino per renderlo partecipe ai lavoretti della classe e quindi ci hanno proposto un'insegnate di sostegno esperto in comunicazione aumentativa alternativa.
Una delle insegnanti ha paventato l'ipotesi che il bambino possa avere la sindrome di asperger.
E'strano però perchè sappiamo che la maggior parte degli asperger parlano presto mentre lui ancora non parla ed ha ora 3 anni e 3 mesi.
In generale il bambino lo vediamo che è migliorato nel gioco, gioca con tutto, in maniera sempre più funzionale e talvolta simbolica però rimane questo blocco comunicativo, come se il bambino avesse una caratteristica innata a desiderare di fare le cose per conto suo.
Dottore che ne pensa del sostegno in questo caso specifico da parte di una figura esperta in comunicazione aumentativa alternativa?
Il nostro timore che possa rappresentare un buco nell'acqua perchè è come se non lo vedessimo ancora pronto ...
Comunque prima delle feste natalizie magari ritorniamo a visita da Lei nel frattempo in attesa di una sua cordiale risposta Le inviamo gentili saluti.

A giugno avevo scritto nelle

A giugno avevo scritto nelle mie note
"vede subito dei giochi e ci si indirizza, cominciando ad utilizzarli, uno alla volta, praticamente tutti quelli disponibili, sempre in modo interessato ragionato e adeguato. Quando non ce la fa a qualcosa va a prendere la mamma per mano e la porta lì indicandole quello che non gli riesce. Macchinine, costruzioni, pallottoliere, casetta con chiavi... Solo che rifiuta qualsiasi intervento o aiuto esterno non richiesto oppnendosi e addirittura rifacendo lui l'azione che aveva fatto l'altro, quasi sovrapponendola con la sua per annullarla. E così per tutto il tempo. Nessuna comunicazione né interazione né interesse alle persone, salvo quando vorrebbe uscire, verso la fine che porta la mamma alla porta d'uscita. Non c'è particolare reazione alla frustrazione, qui, mentre mi dicono che fuori non sopporta i 'no'. In effetti tutto deve essere secondo un suo piano mentale, anche se poi non ci sono comportamenti alterati, né distruttivi o altro. Sembra comunque comprendere abbastanza il linguaggio.
Bambino normoconformato, buone capacità motorie, forse lieve impaccio nei movimenti fini, non segni suggestivi di anomalie di tipo organico, salvo una possibile lieve sofferenza alla nascita con lieve prematurità ( 36 s)
La caratteristica principale sembra quindi il suo rifiuto di aderire alle richieste ambientali, l'opposizione agli interventi altrui e la pretesa di comandare lui,, per così dire, togliendo qualsiasi interesse alle persone .
In questa condizione non ha avuto finora o quasi esperienza di contatto interazione e comunicazione con altre persone se non gli stretti familiari e non ha imparato e sviluppato capacità sociali, mentre non mostra problemi quanto a capacità di comprendere l'ambiente e le cose e di imparare il loro uso.
Io chiamo situazioni di questo tipo 'sindrome del rifiuto', che in altri bambini possono diventare 'mutismo elettivo', sindrome oppositiva, rifiuto della scuola, ecc., a seconda dell'età e dei contesti. In bambini piccoli può restarne coinvolto lo sviluppo del linguaggio e delle capacità sociali, per il rifiuto opposto ad ogni relazione e comunicazione.
Una diagnosi più comune potrebbe essere di 'disturbo specifico del linguaggio e sindrome oppositiva'. Non sono conosciute cause mediche di simili alterazioni comportamentali. E' prudente eseguire un EEG nel sonno per escludere alcune forme di epilessia che disturbano sviluppo e linguaggio. Prudente anche controllare le capacità uditive.
......."

Avevo consigliato di utilizzare persone esterne per abituarlo a un contatto e una collaborazione imparando a stare con gli altri, sia a livello ambulatoriale che casalingo che di scuola, per cui l'idea di una persona a scuola esperta in CAA mi sembra buona. Invece non darei retta alle maestre che propogono diagnosi, non è il loro mestiere e rischiano di fare più danni che benefici. Andare a scuola lo dovrebbe aiutare ad ambientarsi e imparare a stare con gli altri e diminuire la sua pretesa di autonomia assoluta, favorendo la condivisione e la comunicazione e attirandolo alla esplorazione e alla conoscenza degli altri. Si tratta di accompagnarlo a fare esperienze diverse da quelle che ha fatto finora o quasi, isolandosi dal contatto con gli altri. Resto a disposizione.

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