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aggiornamento di maggio

Gentile dottore le invio un ulteriore aggiornamento; l'ultima volta le ho scritto a settembre 2017, dopo l'inserimento al Nido di mia figlia, che ha problemi di paura degli estranei pur essendo alla soglia dei tre anni (a metà giugno)
Fino ad un mese fa mia figlia aveva fatto passi da gigante nei rapporti con gli altri bambini, arrivando ad avere un’amichetta del cuore e a giocare con bambini appena conosciuti al parco (anche con abbracci, condivisione di giostrine, scivolo…). Inoltre era riuscita a frequentare, dopo molti tentativi falliti, il corso di musica che viene tenuto al nido una volta a settimana da un maestro di colore (quindi da una figura adulta di sesso maschile e per giunta dalla fisionomia nettamente diversa rispetto agli “altri papà” che incrocia di solito).
Poi improvvisamente abbiamo assistito ad una “involuzione”: ha iniziato dormendo un po’ male e per un paio di settimane ha sofferto di insonnia forse dovuta al cambio dell’ora(poi per fortuna passata); ha voluto sempre più spesso il ciuccio, che usava quasi solo di notte; al nido la sua maestra di riferimento ci ha detto che la piccola si fa sopraffare dagli altri bambini, basta un piccolissimo dispetto e va in crisi di pianto; si sta allontanando dall’amichetta senza un particolare motivo(così ci dicono); spesso a pranzo vuole essere imboccata (quando mangia perché il più delle volte rifiuta il cibo del pranzo, ma questo già da molti mesi, anche quando tutto andava bene). Quello che abbiamo notato io e mio marito è un aumento di certe crisi che io chiamo “cortocircuito emotivo” , ovvero quando si presentano delle situazioni che non le piacciono (la prossimità eccessiva di qualche bambino molto irruento, oppure un rifiuto ad un capriccio) se non viene consolata/accontentata immediatamente inizia a frignare (non è un pianto) dalla frustrazione, e potrebbe andare avanti per un’ora. In questi frangenti, e spesso fuori casa anche quando tutto va bene, vorrebbe essere presa in braccio; mio marito non può accontentare questa richiesta, perché ha un problema alla schiena e soprattutto perché non lo ritiene giusto. Io più volte ho ceduto, ma ora ho anche io un problema di salute per cui capita spesso che rientriamo a casa da una passeggiata con la bimba che mi segue piangendo e urlando “in braccio!in braccio!” e poi per calmarsi a casa ci vuole un’ora, proprio perché si è innervosita talmente da non riuscire a gestire la frustrazione. Non riesco a vederlo come un capriccio fine a se stesso; sembra che abbia bisogno del contatto.
La bambina parla e si spiega benissimo ma quando le chiediamo qualcosa su questi argomenti non ci risponde mai; qualche volta mi ha detto di aver pianto al nido e di avermi cercata, ma niente di più.
La sua maestra è molto preoccupata perché a settembre alla materna e se le cose non cambiano in fretta “se la mangeranno viva”; ci ha consigliato di buttarla nella mischia, per così dire, di evitare di tenerla in braccio ogni volta che lo chiede, di non assecondarla in queste paure. In pratica però a parte non prenderla in braccio non ho idea di come fare, la piccola va al parco, al nido, tra poco in spiaggia ma non posso costringerla ad interagire con gli altri bambini.
Per quanto riguarda la paura degli adulti, vediamo che è altalenante, a volte nessun grosso problema,arriva a scambiare timidamente qualche parola, altre ha ancora molta paura.
Come potrei aiutarla?

Difficile pronunciarsi a

Difficile pronunciarsi a distanza. Il solo resoconto dei genitori non è sufficiente perchè è difficile dall'interno della famiglia cogliere e riferire molti aspetti delle interazioni e delle relazioni col bimbo da cui può dipendere il suo comportamento. Un po' dà l'impressione della 'bambina viziata', ma non ho elementi a sufficienza. Restano valide le cose che dicevo la prima volta ,

"... non emergono per ora elementi che possano fare capire meglio la situazione, ma la bambina mostra nel suo comportamento, a vari livelli, anche di notte nei risvegli, ecc, un disagio le cui origini sono solitamente ambientali, da qualche aspetto un po' disfunzionale dell'organizzazione, delle modalità di accudimento o di gestione familiari. Il comportamento della bimba sembra esprimere una non sufficiente sicurezza e fiducia verso le figure più importanti, cui reagisce sembra con un attaccamento eccessivo e altre modalità di controllo.
Può darsi che il disagio della bimba passi da sè, nella maturazione, ma se non dovesse essere così consiglio un approfondimento per cercare di vedere meglio e di modificare quegli eventuali aspetti disfunzionali familiari. Non so se è possibile online, ma occorre credo andare un po' dietro la facciata che viene presentata. A volte certi aspetti latenti possono disturbare più di disfunzioni evidenti."

consigli...

Grazie della veloce risposta. Mi rendo conto che a distanza non è possibile fare che ipotesi sulle cause, per quanto probabile che dipenda tutto da noi genitori.
Quello che posso dirle è che anche a due giorni di vita, mentre ero ancora in ospedale, tutti i neonati dormivano nelle culle accanto alla mamma e mia figlia solo sulla mia pancia; il suo bisogno di contatto è sempre stato molto forte, e io l’ho assecondato quando mi è stato possibile, quindi in questo senso è certamente viziata.
Però più che le cause le chiedevo un consiglio pratico su come gestire in modo corretto la situazione e cosa concretamente si potrebbe fare per incoraggiare, senza forzature, le interazioni della bambina con gli altri, adulti e non.
La mia richiesta dipende dal fatto che ogni possibile comportamento sembra essere errato; ad esempio, se la piccola insiste per essere presa in braccio di ritorno da una passeggiata e io la assecondo, alimento la sua insicurezza, faccio uno sforzo fisico che mi è difficile sostenere e la “vizio”; se non la assecondo innesco un cortocircuito emotivo, da cui strepiti e grida, e alla fine del quale la bambina non ricorda nemmeno perchè ha iniziato a piangere, ma continua per frustrazione e nervosismo. Se la porto al parco e lei non vuole giocare con le giostrine perché sono occupate da bambini irruenti, forzandola scateno un rifiuto più netto (e a volte il pianto), assecondandola alimento e avvallo i suoi timori.

In effetti se non si parte

In effetti se non si parte dalle cause, è difficile dare indicazioni sui rimedi. Come ha visto può essere inefficace sia uha modalità che quella opposta. Non vorrei però che Lei seguisse teorie esterne più che il suo istinto materno.
Direi che se non si capisce cosa c'è che non va, non si fanno passi avanti. L'impressione che mi viene dai suoi esempi è che ci sia qualcosa da capire meglio nel rapporto fra la bimba e la mamma. Ho l'idea che in certi momenti almeno non si capiscano molto bene e che a volte quindi si creano certi circoli viziosi.
Come dicevo senza vedere direttamente in atto il rapporto fra genitori e figli si può dire poco e non si possono dare consigli, non avrebbero esito diverso... Ho già consigliato che, se le cose non si rimediano, può essere utile rivolgersi a qualcuno per capire meglio come uscire dal circolo vizioso. Un intervento di 'esplorazione familiare' ('terapia familiare') può aiutare a vedere cose che altrimenti non si vedono ma possono disturbare la vita.

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