W.R.Bion

''Wilfred Rupert Bion''. Brevi note biografiche e di introduzione all’opera.

Una giovane collega, allieva di una scuola di specializzazione in psicoterapia di indirizzo psicodinamico, mi parlava della difficoltà di leggere Bion, che le avevo consigliato e cui aveva rinunciato dopo un breve tentativo. Le devo lo stimolo a stendere queste brevi note di introduzione.
Spero che possano servirle per riprenderne la lettura e lo studio, secondo me insostituibile per chi voglia dedicarsi al mestiere di psicoterapeuta.

Note biografiche
Psicoanalista inglese, nato in India nel 1897, morto a Londra nel 1979, dopo breve malattia. Era considerato in vita un esponente di spicco della cosiddetta scuola kleiniana, da cui si distanziò anche geograficamente negli ultimi anni, in un'evoluzione molto originale del suo pensiero rispetto all'establishment psicoanalitico, di cui era stato importante esponente anche come Presidente, per un biennio, dell'Associazione Psicoanalitica Britannica.
Dopo la sua morte, la conoscenza della sua opera si è progressivamente diffusa ed ha influenzato profondamente sia la teoria che la pratica della psicoanalisi, in cui si può dire che ha determinato una specie di rivoluzione copernicana, spostando il fulcro da pulsioni e oggetti a funzioni psichiche, avvicinando e quasi unificando la psicologia individuale e la psicologia dei gruppi. Avvicinatosi relativamente tardi alla psicoanalisi, dopo vicende di vita abbastanza particolari, si interessò dapprima di terapie nei gruppi, durante la seconda guerra mondiale, per poi dedicarsi alla psicoanalisi individuale. E' tornato ad occuparsi di funzionamenti gruppali negli ultimi testi, che costituiscono uno sviluppo di estrema originalità ove gruppo e individuo vengono posti quali poli di un funzionamento psichico comune, tale da porre il modello di gruppalità alla base del funzionamento mentale.
Nell'evoluzione del suo pensiero si può riconoscere l'influenza di apporti culturali del suo tempo nella Londra degli anni ‘50, dalle scienze matematiche e fisiche alla filosofia alla linguistica con spunti anche dalle filosofie e dalle mistiche orientali. A parte Freud e la Klein e pochi altri, i riferimenti nelle sue opere sono spesso più frequentemente a autori di altri campi, dalla scienza alla matematica alla filosofia alla mistica indiana, da Heisemberg, a Poincarè a Wittgenstein al Bagdavaghita agli storici ebraici, non trascurando la letteratura, da Virgilio a Milton ecc. Lui stesso ha dato alle sue ultime opere una forma letteraria esplicita, dall’autobiografia, ‘la lunga attesa’ (the long weekend: quasi i suoi anni di apprendistato di vita, in cui racconta l’infanzia in India, la crescita in Inghilterra e le esperienze poco più che adolescente sui campi di battaglia francesi della prima guerra mondiale), alla ‘memoria del futuro’, tre volumi in cui i personaggi della mente prendono forma con carattere epico e drammatico sviluppando una specie di dialogo socratico / beckettiano interminabile, e in cui un breve scambio a mo’ di note di copertina segna per così dire il suo congedo dal mondo, avvenuto poco tempo dopo il suo rientro a Londra, per una leucemia fulminante.

Concetti fondamentali
Alcuni concetti bioniani sono diventati progressivamente strumenti di pensiero che hanno aperto il campo a nuove osservazioni, come il cannocchiale di Galileo. La mia impressione è che la storia psicoanalitica e il mondo psicoanalitico sono stati come divisi in due, e gli strumenti bioniani hanno portato elementi di avvicinamento forse con altre branche della scienza, prima di tutto la fisica e la matematica, e forse favorito un metodo più scientifico di lavoro, anche se il tentativo di Bion di utilizzare esplicitamente concetti e strumenti matematici, specialmente in ‘Trasformazioni’, (prima ancora quelli chimici, in ‘Elementi…’) non è stato poi proseguito, e le ultime opere hanno abbandonato l’approccio matematico per approdare a un approccio narrativo mitologico e quasi mistico. Termine quest’ultimo cui lui stesso dà particolare importanza e significato, desumendolo forse dal significato con cui lo usa Wittgenstein nel Tractatus.

Gruppi per assunti di base / gruppo di lavoro
E’ il Bion pre-kleiniano che folgora l’ambiente psicologico e psicoanalitico con un libretto che ha effetti epocali ('Esperienze nei gruppi'), illuminando il funzionamento dei gruppi umani, partendo da esperienze di terapia di gruppo e dall’analisi di vicende storiche e religiose. I concetti di gruppo di lavoro contrapposti a quelli di gruppi per assunti di base, come aspetti infantili e/o patologici che ne minano il funzionamento illuminano il funzionamento e le difficoltà della vita dei vari gruppi. I suoi apporti sono stati ripresi anni dopo da chi si occupa, anche da punti di vista non psicoanalitici, di terapia della famiglia, il cui funzionamento e la cui patologia viene spesso chiarita dai concetti di funzionamente di gruppo, quale la famiglia è, sia effettivamente fra genitori e figli, sia metaforicamente per la presenza reale e fantasmatica delle famiglie originarie…
Negli ultimi anni è tornato ai concetti 'gruppali', applicandoli alla mente individuale ed ha gettato nuova luce anche sul funzionamente mentale individuale illustrandone gli aspetti 'gruppali'.

Apprendere dall’esperienza
E’ forse lo scritto e il concetto che sdogana l’apprendimento nel campo psicoanalitico, (prima occupato quasi soltanto da pulsione e conflitti) e apre la strada agli aspetti di sviluppo e apprendimento e di nutrimento per la mente, la verità come cibo favorevole allo sviluppo, la menzogna come veleno. Vero e falso, dove i legami l h k (amore, odio e conoscenza) riprendono i concetti freudiani e kleiniani in termini di funzioni mentali che permettono e sviluppano il pensiero, e i legami inversi, meno l, meno h, meno k sono la base per la costruzione dell’antimondo mentale, in un’immagine della psiche a più dimensioni che riflette i concetti astronomici coevi di spazi vettoriali multidimensionali e universi paralleli. Da una visione pulsionale e storico-geografica-strutturale della vita psichica, della prima e seconda topica freudiana e dalla visione morale della concezione kleiniana, si fa strada una descrizione dei fenomeni osservati e interpretati con i nuovi strumenti concettuali in elaborazione, epistemologicamente alla pari con l’evoluzione delle scienze matematiche e fisiche del novecento. Il principio di indeterminazione di Heisenberg avvicina i concetti quantistici all’osservazione dei fenomeni psichici nella stanza d’analisi, per cui formula un possibile strumento, la ‘griglia’, alla ricerca di ‘strumenti’ per avvicinare al campo e ai metodi scientifici i fenomeni mentali.

Funzione alfa/ reverie, elementi alfa, elementi beta.
Fanno parte della fase ‘chimica’, per così dire, in cui Bion cerca come di costruire una tabella degli elementi e delle funzioni psichiche che costituiscono la realtà psichica – come la tabella degli elementi chimici di Lavoisier, dall’Idrogeno agli elementi iperuranici, è stata risultato e fondamento degli sviluppi della chimica fisica del secolo precedente. La vita mentale e l’attività di pensiero emergono dal magma primitivo indistinto del periodo fetale e embrionale, per opera di una funzione ipotetica e invisibile, chiamata con la prima lettera greca alfa, come un’ipotesi matematica, che identifica la funzione mentale materna inconscia (révèrie) che costituirà anche la funzione mentale dell’individuo mutuata nell’esperienza iniziale vitalizzante che permette la trasformazione delle esperienze non mentali (elementi beta) in mattoni per lo sviluppo mentale e del pensiero. Come si diceva Bion tenterà di sviluppare una ‘griglia’ di elementi e funzioni per decrivere lo sviluppo e l’operare del pensiero, normale e patologico.

Fatto scelto.
L’espressione, che Bion riprende da un famoso – a suo tempo – paragrafo di Poincarè, indica il ‘precipitare’ del significato in una situazione di elementi dispersi non ancora correlabili, ad opera di un ‘fatto’ , un elemento, che improvvisamente illumina il tutto conferendo coerenza e senso agli elementi prima dispersi. Per certi versi mi ricorda l’esperienza personale, e credo di molti altri, della lettura dei testi di Bion, che a prima vista appaiono inestricabili e che richiedono, parafrasando un altro suo passo, resistenza (di fronte all’incomprensibile) e pazienza per giungere alla conquista della sicurezza del significato. Che in realtà non è fisso una volta per sempre, ma variabile quasi come il risultato di una mescolanza di sostanze diverse (del testo e del lettore) attivate dal testo-catalizzatore. Caratteristica dell’opera e della scrittura bioniana è infatti una ‘insaturità’ che da una parte rende spesso non completamente afferrabile e definibile il significato ma dall’altra offre possibilità di ulteriori apprendimenti e letture ogni volta che vi si torna, o quasi. Quasi una ‘funzione’ catalizzante, come si diceva, che permette alla mente del lettore di approssimarsi ogni volta di più alla conoscenza, o a più aspetti di essa, pur senza mai raggiungerla compiutamente.

Memoria Comprensione e Desiderio.
Un famoso paradosso di Bion afferma che bisogna liberarsi di M,C,D come precondizione per poter fare esperienza della situazione analitica e del contatto intimo con l’oggetto. Bion distingue una conoscenza 'K', scientifica, oggettiva, sensibile, da un’esperienza '0' (lettera, ma anche lo ‘zero’ del diagramma cartesiano) che costituisce per lui la vera conoscenza, che può solo in parte essere resa dal linguaggio limitato e frustrante a nostra disposizione, i cui termini sono soggetti a una specie di inflazione e perdita di valore nel tempo. A mio parere Bion con queste ‘approssimazioni’ avvicina alla possibilità di cogliere con pensiero laico e scientifico esperienze prima limitate al campo mistico e religioso.

Contenitore/contenuto
E’ una delle formule più famose di Bion e che si è più imposta, col rischio di venire abusata e deformata, ma è anche la formulazione che ha stabilito in forma epistemologicamente matura un insieme di concetti che erano nell’aria negli anni ’50 e ’60, sia in psicoanalisi che nella psicologia dell’infanzia tout-court. E’ la questione del rapporto fra individuo e ambiente, che da Bowlby a Winnicott a Erikson a Money-Kyrle riceveva varie formulazioni, e in ambito kleiniano la conseguenza della scoperta dell’identificazione proiettiva, che portava negli stessi anni Esther Bick a parlare di oggetto contenente come indispensabile per lo sviluppo e di seconda pelle in caso di sua insufficienza, e Meltzer a parlare di ‘breast-toilei’, seno-gabinetto, nel processo psicoanalitico. La formulazione bioniana di contenitore contenuto, anche usando i simboli logici (Femminile/Maschile), stabiliva in maniera a mio avviso più matura e definitiva un assioma universale di rapporto contenitore contenuto (che anche Lacan aveva formulato riprendendo i termini di de Saussure significante e significato nella sua teorizzazione dell’inconscio come linguaggio) dalle cui vicende dipende lo sviluppo mentale e la vita mentale, sia livelli individuali che di gruppo e sociali. Un aspetto particolare di questa configurazione investe il rapporto madre bambino per la funzione che avvia e permette lo sviluppo psichico. Winnicott parlava di funzione materna primaria, altri in termini simili, Bion formula il concetto di ‘révèrie’, come funzione inconscia, simile al sogno, rève, (‘della stessa materia dei sogni’, direbbe Shakespeare, purtroppo già trasformato in messaggio pubblicitario…) , che fornendo un contenitore per le emissioni del bambino (elementi beta) le può trasformare in significato restituendole al bambino come materiale disponibile per il pensare e per lo sviluppo mentale.
La stessa formula può essere estesa a diversi ambiti, gruppali e individuali, e alla stessa funzione terapeutica nel rapporto psicoanalitico.

Il mistico e l’establishment. La nuova idea e il funzionamento gruppale
Negli ultimi tempi Bion tornò a formulare concetti sul funzionamento dei gruppi, occupandosi però clinicamente solo di individui. Il effetti negli ultimi scritti progressivamente la vita mentale individuale si configura come una vita di gruppo, un'incessante vicenda interiore che riflette e si riflette nelle vicende esterne individuali e sociali, e concentra nel presente, nel qui e ora del momento vissuto, sia il passato che il futuro, i cui personaggi vivono in contemporanea nella mente e dove forse memoria e desiderio –temuti da Bion come ostacoli al contatto e alla conoscenza 'vera', e quindi alla vita mentale- si condensano, stando almeno al titolo che ha dato alla sua trilogia conclusiva: “Memories of the Future”, pubblicata poco dopo la sua autobiografia degli anni di formazione, “The long week-end”.
Come nelle società, anche nell’individuo le nuove idee sono ostacolate dall’'establishment' in quanto pericolose per l'organizzazione esistente, l’assetto istituzionale di regole abitudini dogmi che ogni situazione tende a costituire. E’ anche qui una questione di dinamica contenuto / contenitore: la nuova idea può essere soffocata da un contenitore troppo rigido, o può avere un effetto dirompente su di esso. In realtà il mutamento, fondamentale negli esseri viventi, ha a che fare con momenti di passaggio, ‘catastrofici’- termine che Bion riprende da Prigogine e dalla teoria delle catastrofi e che apre di nuovo a possibili apporti dagli sviluppi matematici attuali (i sistemi complessi e gli sviluppi non lineari) alla psicologia individuale e di gruppo. Il mistico, come già in Wittgestein, forse, è il portatore della nuova idea, che spesso l’establishment confina e traduce ad uso conservativo di se stesso. Un esempio ante-littera di grande impatto, oggi tornato di moda, è il racconto del Grande Inquisitore, da ‘I fratelli Karamazov’ di Dostojewsky. Ma non ne mancano esempi storici, da Cristo a Masaniello… Anche nella vita mentale individuale spesso si hanno vicende analoghe con 'imprigionamenti' di parti della personalità in spazi segregati, rifugi ma anche labirinti claustrofobici, alla base di molte patologie psicologiche, tema che ha sviluppato particolarmente D Meltzer nel suo 'Claustrum'.

Per ora penso che possa bastare.
Le voci bibliografiche per approfondire e leggere direttamente Bion, meglio se in inglese, - fatica ardua ma ben ricompensata - sono reperibili qui.
Consigliamo come primo approccio 'letterario' la lettura dell'autobiografia The Long Week-end (tr. it La lunga attesa, Saggiatore) e della trilogia Memories of the Future( tr. it. Memorie del futuro, Cortina).

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Sui rapporti e l'influenza del mondo indiano e delle culture orientali sul pensiero di Bion
vedi questo interessante articolo

Sull' IJPA un interessante dibattito sull' "ultimo Bion"

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