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ancora su disprassia verbale

Una mamma scrive che dopo vario peregrinare in cerca di diagnosi e indicazioni per il figlio di tre anni con un ritardo del linguaggio, finalmente sono stati da una nota neuropsicologa di Roma che ha fatto diagnosi di disprassia verbale, indicato di fare il suo test e rifissato l'appuntamento. Sperano di essere arrivati finalmente in porto, e di poter dare la prossima volta buone notizie.

Disprassia verbale' e

Disprassia verbale' e 'disprassia generalizzata' sono termini che una volta erano usati solo come sintomi, oggi sono usati da qualcuno - fra cui la dott.ssa cui si accenna (logopedista e psicologa ufficialmente, ma che si definisce neuropsicologa, termine che non indica una professione riconosciuta, ma un ambito di interessi per l'associazione di funzioni psicologiche con funzioni cerebrali), cui si fa riferimento anche in un consulto qui sotto, a quanto mi consta - come sinonimo di 'malattia', da diagnosticare in base al suo test e da curare con interventi logopedici e psicomotori spesso dedicati a fare esperienze motorie particolari, con tutto il corpo, con la faccia, la bocca, ecc, supponendo che queste esperienze motorie debbano avere un effetto maturativo sul cervello e sul linguaggio. I riferimenti teorici scientifici che ho letto a sostegno di tali teorie e di tali interventi mi sono sembrati molto poco convincenti, basate su ipotesi non dimostrate anche se nominarli è altisonante, ad es 'i neuroni specchio', e altri. E' un po' come è successo per la parola 'dislessia' che da sintomo di 'dis-lettura' è stata trasformata in ipotetica malattia, pur senza alcuna prova reale di ciò, ma con fiorire di test e misurazioni per 'diagnosticare' a suon di cronometro la prestazione 'lettura', e scrittura, e così via. Con questo le insegnanti sempre più 'inviano' bambini in difficoltà per diagnosticarli, e spesso sembra di essere di fronte a un'epidemia...
Il quadro clinico della cosiddetta 'disprassia' - vecchio termine dello psicologo francese del secolo scorso Wallon, la dispratto-gnosia- di impaccio motorio, lieve ritardo evolutivo e più marcato del linguaggio e delle abilità motorie fini può essere legato a una lieve sofferenza alla nascita - come forse la lieve alterazione all'EEG in questo caso mostra- , ma nulla di certo si sa su questo: bambini con sofferenze più importanti e addirittura paralisi residue a volte non hanno problemi di linguaggio e apprendimento. La RMN sicuramente a questo punto è indicata per avere un'idea dell'eventuale lieve sofferenza. Ci possono essere altre cause neurologiche in gioco, ma visti i centri dove sono stati gli esami conosciuti (genetici, dismetabolici, ) mi sembra siano stati fatti.
La diagnosi di disprassia è ancora a livello ipotetico e gli interventi effettuati da chi fa riferimento alla 'disprassia verbale' sono verosimilmente ancora a livello 'sperimentale', e occorre sempre tener conto che possono avere effetti collaterali negativi. (non sono pochi i bambini che sviluppano resistenza e opposizione a trattamenti riabilitativi, in generale) E' da valutare pertanto il rapporto fra i rischi e i benefici. Specialmente in bambini piccoli, sotto i quattro anni, e specialmente se test e interventi comportano la separazione dalla madre.
Io preferisco in genere un intervento più 'morbido', cioè quello di 'accompagnare' lo sviluppo spontaneo del bambino con controlli periodici con tutta la famiglia (nell'ottica che tanti occhi vedono meglio di pochi) intervenendo via via su eventuali ostacoli esterni alle comunicazioni e alle interazioni, in modo da evitare al bambino se possibile ostacoli inutili, senza togliergli l'esperienza di bambino normale e senza bombardarlo di interventi non necessari. A mio parere gli interventi logopedici, psicomotori, ecc, non sono mai 'risolutivi' o necessari - salvo nei bambini sordi - ( ho visto bambini con difficoltà motorie orali, dove quindi dovevano essere utile gli esercizi della muscolatura orale, non averne alcun beneficio, pur con logopediste esperte) e possono essere disturbanti per lo sviluppo in un bambino ancora piccolo. Molti genitori si trovano ad accettare, sotto pressione, "per non avere sensi di colpa in futuro"...
Le logopediste hanno in genere una formazione settoriale e non sono esperte nello sviluppo psicologico infantile e tanto meno nel valutare le disfunzioni familiari che bene o male sono presenti e possono disturbare analogamente lo sviluppo.
In questo campo non esistono interventi 'preventivi', come spesso viene detto: "per prevenire futuri disturbi di apprendimento" . Ci sono bambini, molto rari, che non imparano a parlare, nonostante lunghissimi e precocissimi trattamenti logopedici) non sappiamo ancora perchè. Altri che sviluppano un normale linguaggio, pur in ritardo, e non hanno poi difficoltà particolari di apprendimento. I bambini che vanno bene è impossibile dire se è per l'intervento avuto o per la loro spontanea evoluzione.
Sarebbe come raccomandare, o quasi costringere, una vaccinazione o una terapia senza sapere con sicurezza che funziona.
Non esistono studi epidemiologici al riguardo, almeno a mia conoscenza.

Si capisce la speranza dei genitori e la ricerca di interventi 'risolutivi', ma per lo più questi non esistono, e quest'aspettativa facilita il ricorso acritico a chi promette nuove diagnosi e nuovi interventi, e anche talora a venditori di elisir di lunga vita (come Le Iene ogni tanto mostrano). L'atteggiamento più utile essendo genitori a mio parere è quello di lasciar crescere "la pianta", evitandole i traumi e gli ostacoli, resistendo e affrontando pazientemente le eventuali difficoltà, cercando la strada migliore per affrontarle, e cercando eventualmente se c'è qualcosa che si può migliorare nell'organizzazione e nel funzionamento familiare, per renderlo più 'a misura' del bambino. Nessuno è perfetto, e a volte piccole disfunzione costutuiscono la goccia che fa traboccare il vaso. Capisco che il mercato è pieno di bombardamenti di nuovi e vecchi metodi 'risolutivi', ecc, ed è difficile orientarsi per le persone, sottoposte a una pressione crescente di scuole e servizi e mezzi di informazione...
Ma appunto le cose cono ancora controverse e non convincenti. I genitori devono in questi casi informarsi bene per poi decidere cosa fare; gli specialisti consigliano, sono i genitori a decidere.

Sempre sulla 'disprassia'

Sempre sulla 'disprassia' scopro qui su google un interessante resoconto di un genitore,riguardo le traversia con la scuola..

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