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Il claustrum nel Gattopardo.

Letto solo ora, estate 2011, è una scrittura che affascina subito e fa entrare nel mondo del Principe di Salina, un mondo visto quasi solo attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri, con sullo sfondo l'alter ego dell'autore, Tomasi di lampedusa, i cui ultimi giorni sono sovrapponibili a quelli del protagonista. I primi capitoli sono travolgenti, l'entrata in scena di Angelica è memorabile, la Sicilia nella sua immobile antichità è sontuosa, in una natura estrema, fra il deserto e il lussureggiamento. Ma un tarlo disturba fin dall'inizio, un dubbio, anzi certezza insinuata sul futuro, già scritto e non roseo, globalmente pessimista, che mina anche quelli che sembrano aspetti vitali dei personaggi.
C'è una sensualità onnipresente, diffusa, quasi immanente alla cose: si raccoglie quasi concreta nelle pagine in cui compare Angelica e diventa orgiastica nel pranzo sontu oso e traboccante. Quasi l'unico elemento vitale fosse la sessualità, che si dispiega nell'unico protagonista, il principe, non solo nella sua pratica sessuale, ma nella descrizione ammirata della sua corporeità che è uno dei leitmotive del romanzo. Ma in realtà anche la sua sessualità è minata, ridotta in realtà a un paravento, una mascheratura che si rivela alla fine nell'atto della morte del principe, nella visione della morte come della ultima misteriosa donna che si offre da possedere. In realtà tutto è mortifero, fin dal'inizio il filo conduttore è il disfacimento, tutti i personaggi principali sono bene o male incarcerati nella loro parte che fa parte del tutto, senza poterso sottrarre.
Specie con i capitoli finali di decadimento totale, la morte del principe e poi la 'fine di tutto', che a mio parere non mantengono i livelli letterari delle prima quattro parti, l'opera mi ha stimolato una lettura psicoanalitica quasi automatica, in particolare mi ha evocato quanto Donald Meltzer illustra in una delle sue ultime opere, Claustrum, sulla patologia narcisistica della personalità.
In estrema sintesi il claustrum costituisce per Meltzer la corazza, il rifugio narcisistico dal contatto con la realtà costruito dal soggetto ma in cui questi viene a trovarsi rinchiuso, imprigionato in tutto o in parte, con diversi effetti sulla personalità e sulla psicopatologia. La fenomenologia del claustrum da lui descritta corrisponde, in diversi gradi di gravità, alle modalità narcisistiche utilizzate prevalentemente per costruirlo, basate sull'idealizzazione di aspetti parziali della personalità: la sfera intellettuale/orale, la sfera sessuale genitale, la sfera anale-fecale, quest'ultima alla base di gradi elevati di perversità e violenza.
Meltzer aveva preso come rappresentazione del 'Claustrum', o almeno di uno dei suoi aspetti, il romanzo 'Oblomov', di Goncharov.
Sembra a me che anche il Gattopardo possa essene una rappresentazione quasi letterale. Il narcisimo del principe chiuso nella sua torre d'avorio aristocratica intellettuale scientifica, elitaria, lo rende in realtà totalmente solo, la vita apparentemente fastosa solo un'apparenza esterna, un paludamento che nasconde neanche tanto il senso di prigionia, di chiusura in una prigione invalicabile, di tutta la vita. La visione si estende alle vite dei familiari più importanti, in particolare delle figlie, fra cui Concetta che unica forse si era un po' differenziata dal resto nel suo innamoramento del cugino Tancredi. Le tre figlie anziane, rimaste zitelle, organizzate intorno alla cappella con le reliquie, quasi in una clausura monastica, si vedono alla fine svuotare anche delle apparenze, le sante reliquie sono false (anche per il funzionario della Chiesa, il cardinale...), il quadro miracoloso tale non è, la sacralità del luogo è fasulla e lo stesso unico ricordo emotivo 'vero' di Concetta si rivela basato su una finzione. Guarda caso si trattava del racconto della pretesa invasione della clausura, con allusione allo stupro delle novizie, con cui Tancredi seduceva Angelica, sotto gli occhi della cugina disperata... In realtà la clausura, il claustrum, inviolato, è il registro della vita descritta nel Gattopardo.
E' una vita in realtà devitalizzata, vista come attraverso un velo di Maja, con l'alone aristocratico elitario intellettalistico (il principe è matematico e valente astronomo, premiato alla Sorbona) che non impedisce che si facciano strada, a momenti, aspetti sordidi, infimi, quali la mamma e il nonno di Angelica, detto appunto 'Mmerda', e anche la sensualità e il sesso sono ridotti al livello postribolare in cui si consola il Principe, o al 'dovere' verso la moglie cui ogni rapporto strappa un "gesù santissimo", e anche nella coppia fatidica Tancredi-Angelica è solo quasi esteriore, petting adolescenziale: ci viene detto, nonostante i fuochi d'artificio, che non avranno una buona vita amorosa.
Verrebbe da dire che tutto è sotto l'egida dell'istinto di morte, con Freud, ma molto più chiaramente secondo me, senza scomodare istinti atavici, l'ottica di Meltzer, dell'imprigionamento nel claustrum e nei suoi diversi aspetti, ci fa vedere l'effetto del narcisismo, come prigione da cui non si riesce a uscire. Una prigione personale, che segue sempre le persone come la classica nuvoletta, che impedisce i veri contatti e le vere comunicazioni, per cui quel che resta è una specie di clichè, di finzione, obbligata....
Sappiamo da ultimo che solo il figlio Giovanni, forse quello più somigliante al padre, si è allontanato, è andato a Londra, e da anni ha fatto quasi perdere le tracce, non si sa se'liberato', o meno...
Nel claustrum del Gattopardo non c'è speranza, nè individuale nè collettiva: la spedizione dei Mille e l'unificazione d'Italia vengono viste sotto la lente divenuta paradigmatica: cambiare tutto perchè non cambi nulla. I ceti emergenti sono avidi e cinici, solo la burocrazia, del nuovo/vecchio stato piemontese o della chiesa, sono visti come protezione di un possibile buon funzionamento delle cose, secondo regole e leggi rigorose, che quindi solo in questo modo, all'esterno dello spazio claustrale, può aver luogo.
Non credo che Meltzer abbia letto il gattopardo. Altrimenti vi avrebbe riconosciuto tutto quello che faticosamente ha costruito, con un lavoro di trent'anni. Come spesso si è visto, la grande letteratura anticipa e descrive quasi concretamente e con facilità inaspettata quello che gli psicologi coprono lentamente e faticosamente e magari descrivono in modo confuso.
Direi quindi che il libro è la rappresentazione più vivida della vita nel claustrum, per lo più in quello orale e genitale, per seguire la terminologia di Meltzer, che anche oggi permeano la vita di società, ma anche con improvvisi inabissamenti nel claustrum anale, sordido e perverso di cui è piena la psicopatologia più grave e violenta dei nostri tempi.
Purtroppo sembrerebbe che anche la struttura burocratico-istituzionale che Tomasi di Lampedusa sembrava salvare, si sia oggi pervertita lasciando il campo politico sociale nelle condizioni che vediamo. E qui potrebbe rifar capolino di nuovo 'l'ebreuccio tedesco' cui il Principe Salina accenna a un certo punto, messo da parte forse troppo frettolosamente, come se la storia fosse hegelianamente finita.

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