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Anoressia: ma ci è o ci fa?

salve sono una ragazza di 19 anni,
soffro di anoressia da quando ne avevo 10 e ho fatto più volte ricoveri.
tuttavia non ne sono uscita. (...)

Il titolo, "ma ci è o ci fa?"

Il titolo, "ma ci è o ci fa?" traduce l'incredulità di una leggerezza così ben informata, fra valori di BMI (Indice di massa corporea), ritmo cardiaco, glicemia, transaminasi ecc, di questa ragazza diciannovenne che da dieci anni, come dice, è imprigionata nel "gioco" dell'anoressia, che sembra continuare con spensieratezza infantile, quasi con allegria, non fosse la paura di "essere di nuovo ricoverata", in cui sembra saper coinvolgere gli adulti, genitori, medici, psicologi (tranne l'ultimo che scopre le carte...). Il suo tono ingenuo, infantile non nasconde a un certo punto che "non ce la fa più", ma lo riferisce al fare "avanti e indietro dagli ospedali" da dieci anni, e non, apparentemente, al suo stato di arresto dello sviluppo psicologico che la blocca in un labirinto da cui non riesce ad uscire, quasi una Alice nel paese delle meraviglie che non è più uscita dal buco in cui è entrata inseguendo qualche 'coniglio'.
Il problema è, a mio parere, che da sola non può farcela: è entrata nel labirinto dell'anoressia, verosimilmente - a quanto è noto da casi simili - in un "gioco" pericoloso che coinvolgeva tutta la famiglia, ma ora è rimasta sola a giocarlo, probabilmente: diventando "adulta" (anche se solo anagraficamente e intellettualmente, perchè il suo sviluppo fisico è bloccato, se sono veri i dati che riferisce) è molto più difficile un approccio familiare che potrebbe forse aiutarla, pur a costo di strenui lotte.
Ma non sappiamo nulla della storia.
Purtroppo spesso molte famiglie rifiutano un approccio familiare per cercare un intervento solo individuale sulla paziente 'designata', e simili storie non sono infrequenti.

NB il termine 'giochi' è serio: 'giochi psicotici nella famiglia' è il titolo di un libro di Mara Palazzoli Selvini, e la Teoria dei giochi è un campo della matematica per cui alcuni anni fa ha preso il premio Nobel per l'economia il noto matematico John Nash, la cui storia è oggetto del film A Beautiful Mind.

La ragazza ha risposto,

La ragazza ha risposto:

"lei parla di "gioco"e di "smetteral di giocare".. io mi chiedo come si fa a chiamare "gioco" una malattia e la guarigione paragonarla ad uno "smettere di giocare"?.
..."

Mi dispiace di

Mi dispiace di averla fatta arrabbiare, ma almeno si è un po' vitalizzata.
Il rischio che corre, da questo suo intervento diverso dai precedenti, è che si sia adattata al 'mestiere' di ammalata, di 'dentro e fuori gli ospedali', di portatrice di patologia fisica e psichica: capisco che si arrabbi a veder sconfermato questo ruolo, in cui forse si è identificata. Per questo parlavo di giochi: non è un termine riduttivo, anzi. Per farle un esempio un'importante psichiatra, Mara Selvini Palazzoli, esperta proprio nell'anoressia, scrisse "Giochi psicotici nella famiglia"; inoltre ad esempio in matematica la 'teoria dei giochi' è una delle più serie. Insomma non volevo prenderla in giro, ma un po' scuoterla da quello che forse è un 'travestimento', un ruolo da occupare cui lei forse non trova alternative.
Spero che non ne possa più di questa situazione e del solito tran tran, certamente tragico, e che cerchi una via di uscita, per riprendere la sua vita interrotta.
Le consiglierei di parlare con i suoi curanti e di valutare un approccio curativo tipo terapia della famiglia, sperando che i suoi siano disponibili.
Quanto ai farmaci, mi occupo di DCA, in collaborazione con altri,( dietista, psicologa, medico, ecc.) ma non prescrivo farmaci, come in quasi nessun altra situazione di cui mi occupo direttamente.
Cordialmente
dr GBenedetti

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