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Vittima di aggressioni verbali

Salve, leggo da tempo il suo sito che mi ha suggerito interessanti riflessioni sul mio lavoro (sono un'insegnante). Oggi però le scrivo per un consulto personale: purtroppo sono stata presa di mira da una signora che conosco solo di vista, in quanto madre di un bambino che frequenta la stessa scuola delle mie figlie. Mi accusa di cose assurde, come che io la pedino o che faccio in modo di trovarmi dove è lei (cosa purtroppo non difficile, in quanto portiamo i figli a scuola allo stesso orario).
Mi è stato subito chiaro che la signora è in difficoltà, anche dai toni usati, oltre che dai contenuti francamente farneticanti. Sembra tra l'altro come proiettare su me sue esperienze, ad esempio mi guarda con odio dicendo: "fatti curare".Ho rinunciato alla denuncia per non infierire su una persona che sta male (a volte mi ha aggredita davanti al figlio e l'espressione del bambino mi ha fatto male più delle parole della madre). Per lo stesso motivo non ho mai reagito alle provocazioni, ma lei, anziché desistere, dice in giro che coi miei modi gentili e disponibili ho ingannato tutti (si riferisce al fatto che vivo da pochi anni in questo paese, dove ho instaurato rapporti molto positivi). Mi sembra che come la metto, sbaglio. Ora, per carità, non è che non dormo la notte, però qualche pensiero mi viene.
Comincio ad essere un po' preoccupata, temo che l'aggressività verbale trascenda in violenza o che il meccanismo coinvolga le mie figlie. Quale atteggiamento potrebbe essere corretto e smorzare l'odio di questa persona?
Capisco che lei non conosce il caso, per cui potrà darmi suggerimenti solo orientativi, ma mi saranno molto graditi, in questa situazione piuttosto sgradevole.
Grazie in anticipo.

Oltre che non conoscere il

Oltre che non conoscere il caso di quella persona, è che ho troppo pochi elementi sulla situazione di incertezza in cui si trova Lei per poter esprimere un parere. In genere chiedo più informazioni per orientarmi sulla difficoltà in cui si trova chi chiede il consulto, e credo che sia anche questo il caso. In pratica Lei si trova in una situazione in cui non sa che decisioni prendere, anche se solo Lei può saperle, in effetti. Quindi io potrei solo proporle di esplorare e descrivere di più la situazione in modo che possa arrivare a vederci più chiaro e a uscire dallo stallo.
Cordialmente
drGBenedetti

Ha perfettamente ragione:

Ha perfettamente ragione: sono stata troppo stringata.
Le aggressioni verbali di questa signora inizialmente mi imbarazzavano, ma nulla di più. Col passare del tempo hanno iniziato a colpirmi la determinazione con cui giustificava le sue accuse, la conoscenza delle mie abitudini e l'architettura complessa dei suoi castelli in aria. Adesso è subentrata in me una certa preoccupazione che l'aggressività si trasformi in violenza verso me o i miei familiari. Sono restia a coinvolgere le forze dell'ordine, perché temo di creare ulteriori problemi a una famiglia già in difficoltà, ma al tempo stesso non so come far cessare queste aggressioni. Il contenuto degli sproloqui è vario: a generici insulti si aggiungono accuse precise (di perseguitarla, di pedinarla, di minacciarla) e osservazioni dal contenuto razzista sulla mia provenienza geografica.
Non ho mai reagito, all'inizio perché sopraffatta dalla sorpresa, in seguito per non darle modo di trovare altri appigli. Pensavo che fosse la strategia migliore, ma è passato parecchio tempo e la cosa non accenna a scemare. Mi chiedo quindi se c'è un comportamento che potrebbe diminuire questa vera e propria fissazione. Non le nascondo infatti che mi sento limitata nella mia libertà e che mi trovo ad evitare i luoghi in cui potrei incontrarla (vivo in un paese molto piccolo), anche perché temo che possa fare qualche scenata davanti alle mie figlie, spaventandole. In tutto questo, mi stupisce il fatto che chi conosce la signora da anni assicura che ha sempre avuto qualche problema, fin da ragazza, ma che non ha mai sviluppato un odio così forte per una persona sconosciuta.
Spero di essere stata almeno un po' più chiara e la ringrazio per la disponibilità.

Non e' questione di essere

Non e' questione di essere poco chiara o troppo stringata.
Non credo che si aspetti che io le dica cosa fare. Posso solo aiutarla forse ad esplorare la situazione in cui si è venuta a trovare, di cui forse vede solo alcuni aspetti. Probabilmente c'e' qualcosa che si aggiunge alla situazione descritta che accentua la sua difficoltà di vedere e decidere cosa fare. Qualcosa forse che la fa entrare per così dire in risonanza e che finora ha l'effetto di bloccarla. Per sbloccarsi e uscire dall'impasse deve forse allargare l'ottica. Si e' mai trovata in situazioni simili per qualche verso, tipo suscitare imbarazzo, incertezza, timore...?
Se crede qui possiamo esplorare la situazione e vedere se questo le chiarisce un po' le cose e il da farsi.

In effetti non pensavo

In effetti non pensavo potesse essere lei a dirmi cosa fare, chiedevo solo se la mia assenza di reazione alle aggressioni potesse fomentarle ulteriormente.
Capisco anche la rivoluzione copernicana che mi propone invitandomi a incentrare la riflessione su di me, più che sulla persona che mi aggredisce. Immagino di essere stata causa di imbarazzo, tensione o altre emozioni negative, in passato, perché credo sia un fatto abbastanza comune, ma non mi viene in mente niente di specifico. Forse è nel desiderio di non nuocere alla persona in questione e alla sua famiglia che riesco a trovare radici personali, avendo vissuto da vicino le difficoltà di una parente con disturbi psichici dalle manifestazioni molto diverse ma altrettanto (e forse più) problematiche. Ho potuto in quel caso percepire la sofferenza dei familiari, persone a me tra le più care. E sono restia ora ad accrescere le preoccupazioni di altri, che so dolorosissime. Tuttavia questo non mi impedisce di avere paura. Ho paura che questa persona possa seguirmi, farmi del male, spaventare le mie figlie. E nello stesso tempo ho paura di esagerare, di ingigantire, di farmi coinvolgere in questa spirale di costruzioni mentali.
Quanto allo stallo, certo non vedo grosse aperture: non vorrei sporgere denuncia, soprattutto per le ragioni esposte, ma anche perché dubito di poter ottenere chissà che sostegno e sono sicura che un simile gesto aizzerebbe ancora di più la signora. L'atteggiamento che mi viene spontaneo assumere è l'indifferenza, non riesco a ribattere né a parlare con questa persona. E credo di non provare neanche sentimenti negativi nei suoi confronti, solo dispiacere per la sua situazione. Al tempo stesso la compassione non elimina la preoccupazione per la mia sicurezza: sono certa che, se potessi sapere con certezza che la signora non farà altro che insultarmi, non le avrei neanche scritto.

Credo che la sua passata

Credo che la sua passata esperienza Le ostacoli di vedere realisticamente la situazione in cui si trova, in modo da poter decidere il da farsi. La sua 'assenza di reazioni aggressive' in effetti sembra il centro della questione: l'aggressività è infatti una componente necessaria dell'esistenza, indispensabile per la sopravvivenza sia nell'ambiente naturale che in quello sociale. La difficoltà di dosarla nei limiti opportuni è fonte spesso di problemi. Nel suo caso probabilmente certe sue passate esperienze gliela rendono quasi un tabù - almeno nella situazione specifica - per cui Lei si trova in difficoltà a difendersi in una situazione di potenziale pericolo. Lei sembra considerare solo le eventuali conseguenze negative per l'altra persona, in maniera però influenzata pesantemente dalla sue vicende precedenti e probabilmente poco realistica. Penso che debba cercare di liberarsi un po' dei vincoli che la trattengono, altrimenti la sua in realtà non è una scelta, è una costrizione a fare la vittima, per motivi che magari possono venirle in mente, almeno in parte, se li lascia emergere...

In effetti l'assenza di

In effetti l'assenza di aggressività è stata fra le cause del mio spiazzamento.
Le riflessioni indottemi dallo scambio con lei mi hanno portata, tra l'altro, a interrogarmi sui reali motivi che mi avevano finora impedito di confidarmi con il mio compagno. Probabilmente la volontà di non creargli preoccupazioni era solo una delle ragioni, accanto al fastidio di mostrarmi vulnerabile e a un senso di vergogna. Così ho deciso di parlarne con lui e con una cara amica. E devo dire che mi sono sentita subito sollevata. Ho poi deciso di parlare con un familiare della persona in questione. Lui si è mostrato molto disponibile e conciliante, ha ammesso i problemi della donna e mi ha promesso di sostituirla il più spesso possibile nell'accompagnare il bambino, in modo da diradare le occasioni di incontro con me.
Spero che questo possa far decantare l'acrimonia della signora nei miei confronti.
Intanto La ringrazio per la disponibilità, davvero sono stata per mesi il classico stolto che guarda il dito. Pazienza, vuol dire che prenderò questa storia come un'occasione per capire aspetti inediti di me.

Sono lieto che la situazione

Sono lieto che la situazione si sia un po' smossa e che si aprano quindi degli spiragli.
Restando a disposizione,
cordialmente
drGBenedetti

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