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Disturbo dell'umore e ansia

Buongiorno a tutti,
mi sono appena iscritto al forum per avere una vostra opinione su alcuni disturbi che sto avendo nell'ultimo periodo, e spero che voi possiate aiutarmi:) Nel mese di Marzo e Aprile ho sofferto di un grande disturbo d'ansia generalizzata (così lo definì la psicologa che mi stava accompagnando in quel periodo) dovuta ad un grande spavento preso agli inizi di Marzo. Dato che il problema però continuava a persistere, il 10 maggio ho iniziato una cura con Escitalopram per un disturbo dell'umore con ansia, come diagnosticato dal mio neurologo. La cura è stata dosata in maniera graduale: ogni cinque giorni il dosaggio aumentava, passando dal quarto di pastiglia al confetto intero (10mg) dopo più o meno 20 giorni. Piano piano i sintomi ansiosi andavano scomparendo, ma la confusione e le oscillazioni del mio umore durante la giornata erano pesantissime. Il problema sorge in quanto due notti fa ho avuto un'ennesima esplosione d'ansia dopo un mese di ""tranquillità"". Mi sono spaventato per un pensiero riguardante il suicidio che ho avuto: nel senso, non che sarei in grado o desideroso di farlo, ma il solo fatto di averlo pensato mi ha spaventato tremendamente. Ho iniziato a piangere e a sfogarmi, ma la cosa ora non sembra passata: continuo a sentirmi giù di morale e con la testa piena di pensieri, senza alcuna forma di ottimismo nel futuro, che mi spaventa tantissimo. Mi sembra in altre parole di essere tornato al punto di partenza. Il dottore che mi segue ha detto che questi tipi di pensieri sono normali in una cura di questo genere, ma stando alle sue parole questa confusione, questa oscillazione del mio umore all'interno dello stesso giorno (più marcata durante la mattina e la sera), dovrebbero passarmi tra 15-20 giorni, anche se credo che questa mia forma di pensiero "negativa" non mi abbandonerà, rendendomi difficile pensare ad ogni cosa. In più questi pensieri "ansiogeni" si fanno sempre più nitidi man mano che procedo nella terapia, del tipo "e se non guarirò mai?", "e se poi ci saranno conseguenze psicologiche?", "e se non riuscirò più a godermi le cose?"..
Vi prego di aiutarmi, sono tremendamente spaventato!
Grazie mille

Per avere un parere sulla sua

Per avere un parere sulla sua situazione, bisognerebbe che mi desse brevemente le informazioni indicate nel questionario in questa pagina.
Cordialmente
drGBenedetti

Risposta

Buongiorno dottore, la ringrazio per la sua risposta. Le rispondo alle domande del questionario.
Ho 21 anni (22 ad Agosto), e le scrivo come ho specificato nel mio primo post per avere delle delucidazioni sulla cura e sul "tempo di guarigione", più che altro per capire a che punto potrei essere nella cura e se queste mie sensazioni a volte discordanti (voglia di guarire ma collegata a demoralizzazione ecc..) sono delle "prassi" normali nella risoluzione di questi miei problemi. Vivo ancora con i miei genitori e ho una sorella maggiore di 6 anni più grande, che convive con il compagno e che ha una bimba di 3 anni. Ho iniziato a frequentare l'università tre anni fa, ma ho frequentato solo la prima parte dei corsi di quest'anno, in quanto prima lavoravo in un'azienda da cui mi sono licenziato e poi ho iniziato ad avere questo tipo di disturbo che ha inevitabilmente messo in secondo piano la mia carriera universitaria. La mia esperienza scolastica è sempre stata buona: ho frequentato, dopo la scuola primaria, l'istruzione secondaria con indirizzo ragioneria, e mi sono diplomato con un voto molto buono. Per quanto riguarda la mia infanzia posso dire di aver sempre vissuto sin da bambino in modo sereno e spensierato, fino all'età più o meno di 18 anni, quando ho avuto la mia prima esperienza sentimentale, che purtroppo mi ha segnato negativamente. Oggi sono felice, sono fidanzato con un'altra ragazza con cui sto veramente bene, e la vecchia storia è ormai superata ed accantonapta. Sono sempre stato un ragazzo molto pensieroso e introspettivo, e a volte sento di preoccuparmi eccessivamente per alcune cose che magari non richiedono nemmeno la mia attenzione, ma sono comunque tutte cose passeggere che ho superato. L'inizio del disturbo risale alla prima parte dell'anno (gennaio e febbraio), in cui io ho passato un grande periodo di stress che mi ha allontanato dalla vita sociale che facevo prima. La comparsa inoltre di un piccolo linfonodo ingrossato (poi rilevatosi innocuo fortunatamente)mi ha fatto scatenare questa agitazione, fino allo scoppio più grande avvenuto intorno al 20 marzo, quando mi sono recato dal mio fisioterapista, che dice di avermi stimolato il plesso solare, anche se io non so sinceramente di cosa si tratti. In seguito, il 10 maggio mi sono recato dal mio terapeuta, che come Le dicevo mi ha prescritto Escitalopram 10mg, prima con un lento incremento e oggi al dosaggio quotidiano di 10 mg.
Sperando di essere stato esaustivo, la ringrazio e le auguro buon pomeriggio.

Quindi ha iniziato un periodo

Quindi ha iniziato un periodo critico all'inizio dell'anno, per uno stato di stress: che cosa la stressava? 21 anni, l'università sospesa, lasciato il lavoro, un'esperienza sentimentale negativa, sempre pensieroso e introspettivo, cosa che a volte può ingigantire i problemi, insieme forse al volerli minimizzare troppo e a darli per risolti troppo presto.. Mi sa che si è trovato come smarrito, impaurito di non farcela, spaventato dalle sue stesse reazioni e dai pensieri che le venivano.
Ora vorrebbe rassicurazioni sulle sue paure e liberarsi di preoccupazioni e problemi... forse questo è il suo errore: invece che conoscere meglio le difficoltà, per affrontarle, aspettare che spariscano più o meno miracolosamente (con le medicine).
La inviterei a cercare invece di capire meglio, il diavolo di solito non è così brutto, nel senso che può darsi che la sua sia una 'crisi di crescita', per così dire. Invece che scappare, meglio approfittarne per fare il punto sulla propria evoluzione personale, quasi un 'tagliando' di controllo utile forse per qualche aggiustatura e modifica della strada intrapresa.
Può provare a farlo qui, se crede, quasi per esplorare un po'il terreno e decidere poi il da farsi.
Cordialmente
PS meglio forse modificare il suo nome utente, per la sua privacy.

Riflessioni

Buonasera dottore,
Grazie mille per i suoi consigli. Dopo aver letto la sua risposta mi sto rendendo conto, con l’aiuto delle persone più vicine a me, di aver trovato un “filo conduttore” che attraversa tutti i miei comportamenti passati, che inevitabilmente mi hanno influenzato e che mi hanno probabilmente portato a questa spiacevole situazione. La mia volontà è assolutamente quella di avvicinarmi nel futuro in maniera molto più serena ai diversi problemi che si presenteranno: ho notato che il mio approccio, soprattutto nelle cose personali e nelle situazioni che coinvolgevano le persone a me vicine, era dettato dal bisogno di avere sotto controllo praticamente ogni fattore: se riuscivo in questo processo allora mi sentivo tranquillo e non preoccupato, ma nel momento in cui tutto ciò che componeva questi problemi, soprattutto in ambito sentimentale e personale, non era sotto il mio controllo, si scatenava in me automaticamente una risposta ansiosa, che spesso finiva per “rovinare” questi stessi momenti, magari anche piacevoli. Credo di aver iniziato a scoprire questa cosa, e spero inoltre che questa “lezione” mi aiuterà nell'affrontare più serenamente il mio futuro.
Vorrei inoltre esporle alcune mie osservazioni in merito alla mia situazione attuale. Sono 41 giorni di assunzione della pastiglia, e dopo l’ultimo attacco d’ansia sto assumendo un ansiolitico, che mi aveva già prescritto il mio psichiatra nel caso ce ne fosse bisogno. Negli ultimi giorni ho iniziato ad avvertire qualche miglioramento. Qualche settimana fa pensavo continuamente a cose brutte (senso della vita, morte, insoddisfazione..). Ora queste cose le penso ancora, e seppure siano sempre presenti, mi spaventano molto meno, sono insomma dei pensieri meno invasivi.
Ho notato inoltre che il disturbo d’ansia tende a “coprire” la deflessione. Mi spiego meglio: attualmente mi sento leggermente meglio, anche se l’ansia persiste, ma gli effetti dell’agitazione mi rendono più attivo, anche se credo nella maniera sbagliata. Quando sono agitato mi sento molto meno pessimista nel futuro e con meno pensieri per la testa. Al contrario, quando non sono agitato ho pensieri brutti, sconforto e tutti i pensieri che mi buttano giù di morale tornano a farmi visita. Indipendentemente dalla mia volontà di guarire e di vivermi al meglio tutto ciò che compone la mia vita, c’è questa visione del mondo come priva di senso, che mi scoraggia e che mi rende sfiducioso. Trovo senza senso tutto ciò che penso di esterno alla mia situazione, penso negativamente alle cose che vorrei fare in quanto le considero come uno sforzo che non mi renderebbe soddisfatto, mi sento come se la mia vita si fosse fermata in una dimensione estemporanea. È proprio questa la mia paura più grande: quella di non riuscire più ad essere sereno e a fare cose con quella inconsapevolezza e quella spensieratezza che mi porterebbero a godermi al massimo tutte le cose.
Questo mi porta a pensare sempre e costantemente alle stesse cose, come se il mio focus dell’attenzione fosse rivolto solamente alla mia “introspezione” e alla costatazione dei miei sintomi, cosa che mi porta ad una continua ruminazione sul fatto di non riuscire a pensare ad altre cose, che inevitabilmente mi appaiono prive di significato. Da queste considerazioni può capire come la mia sfiducia nel futuro sia immensa, perché ho questa paura di portarmi dietro la visione pessimistica e negativa che mi accompagna attualmente, rischiando di non godermi alcunché in futuro.
Confidando in una sua risposta e ringraziandola per la sua gentilezza, le auguro una buona serata.

Il bisogno di avere il

Il bisogno di avere il controllo assoluto, e d'altra parte l'impossibilità di raggiungerlo, essendo un essere umano, è una delle spinte al circolo vizioso in cui sembra trovarsi, fra paure crescenti e bisogno di controllo sempre più forti. Questo sia riguardo al mondo esterno che a se stesso (l'introspezione di cui parla...)
Rischia di trovarsi nella situazione di un 'tiranno' che ha bisogno di un controllo totale su tutti nel timore di una rivolta contro di lui. Il problema sta forse appunto nel ruolo di 'tiranno', che vuole dominare senza pericoli e allora cerca il potere assoluto. In questo modo però ottiene il contrario e sicuramente non dorme sonni tranquilli. La rinuncia al potere assoluto (per così dire la 'democrazia' nei rapporti con se stesso e con gli altri) e la tolleranza della limitatezza propria e altrui sono dei modi per evitare il circolo vizioso del controllo assoluto che, come Lei sperimenta e come molte dittature reali hanno sperimentato, non porta pace e sicurezza ma spesso il contrario.
Un certo uso delle medicine spesso alimenta il circolo vizioso, alla ricerca della medicina 'perfetta', del dosaggio 'perfetto', della diagnosi 'perfetta', per controllare al massimo sintomi, effetti collaterali, ecc.
C'è bisogno di trovare la strada per uscire dal labirinto in cui uno si ritrova, cercando di sottrarsi al dominio tirannico cui Lei stesso sente di essere sottoposto, che Le toglie la libertà e la possibilità di sperimentare le cose belle del mondo. I suoi pensieri suicidi forse sono legati a questo, come dice il poeta, 'libertà va cercando, ch'è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta'... Mostrano lo scontro in atto fra il suo bisogno di libertà e la tirannia cui si è trovato sottoposto, a un certo punto della sua storia.
PSLe rinnovo il consiglio di mettere un nome utente non riconoscibile, per la sua privacy.

Gentile dottore

Gentile dottore, innanzitutto la ringrazio per la risposta cosi veloce. Sto veramente apprezzando la possibilità che le sue parole mi danno di riflettere su questo aspetto della mia vita. Affrontando questo periodo particolarmente difficile e avendo riconosciuto le cause scatenanti del mio disturbo, già prima di questa conversazione era nata in me la voglia di "cambiare" e ottenere quella famosa "democrazia e pace" che tanto desidero. Non escludo l'ipotesi di un percorso psicologico-psicoterapeutico, ma la questione che mi preme di più attualmente é quella strettamente legata alla mia condizione "fisica": Sentendomi costantemente agitato e dovendo fare i conti con questa visione pessimistica e negativa molto irrazionale di me e del mio futuro dovuta ai disturbi di cui le ho parlato, vorrei sapere da lei se il trattamento farmacologico possa portarmi ad una situazione di benessere e di tranquillità da cui partire per un ulteriore miglioramento della mia condizione.
Ringraziandola anticipatamente le auguro buon pomeriggio.

Quella che mi chiede sembra

Quella che mi chiede sembra una rassicurazione sul futuro, ma sarebbe Lei stesso il primo a dubitarne subito dopo averla ottenuta: non si può prevedere il futuro, quello che si può fare di fronte alle difficoltà è cercare di conoscerle bene per poterle affrontare meglio, invece che evitarle o ricorrere a rituali più o meno 'magici'. E' un po' quello che è avvenuto nello sviluppo della civiltà, passando dalle superstizioni e dalle visioni magiche e miracolistiche a una conoscenza più realistica del mondo, del suo funzionamento e dei suoi pericoli. Che non sono certo conosciuti completamente e di cui non abbiamo certo un completo controllo, ma forse abbiamo mezzi più affidabili per affrontarli.

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