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Bipolare (II) o borderline?

Qualche tempo fa una persona mi chiedeva per email: "Buona sera Dottore,
Vorrei avere un Suo prezioso giudizio su questo: Mi sono stati diagnosticati due disturbi diversi, da due psichiatri differenti, molto capaci ed esperti. Il primo mi ha diagnosticato un disturbo borderline di personalità, ma ri riserva ancora di darmi una cura.
Il secondo, che ho visto a due giorni di distanza dal primo, mi ha diagnostico il disturbo bipolare II. Ma come paziente... a quale dei due devo credere? Mi ritrovo molto di più nel DBP, riconosco perfettamente, nei miei comportamenti, i sintomi del disturbo, soprattutto per quanto riguarda il senso di depersonalizzazione, la mancanza di un preciso e definito senso di identità, la paura dell'abbandono, i momenti di rabbia immotivata e di forte impulsività, l'alternanza rapida fra ipervalutazione e svalutazione di cose e persone... i repentini cambiamenti di umore, gli attacchi impulsivi come le abbuffate, lo shopping compulsivo, l'autolesionismo, il disturbo ossessivo compulsivo, l'instabilità affettiva..
Lo psichiatra che mi ha diagnosticato il disturbo bipolare II (in cui non mi ritrovo per quanto riguarda l'alternanza di ipomania e depressione, di fasi di eccitamento e depressione.. poichè io non vivo "giorni di depressione" alternati a giorni di euforia. Io vivo costantemente in un alternarsi di umore tranquillo, e non euforico, e di umore nero in cui odio il mondo, il sole, la gente, il lavoro, e provo un vero odio rabbioso verso tutto, per tornare magari serena e tranquilla dopo mezzora). Quello che vorrei chiederle... è : visto che lo psichiatra per mi ha diagnosticato il disturbo bipolare II, mi ha messa in cura con Tolep, Trilafon ed Efexor..., pensa che sia rilevante sapere se soffro di disturbo borderline o di disturbo bipolare?
I farmaci che prendo da ieri, possono andare bene per entrambi i disturbi?
Sono antipsicotici e antidepressivi, se non sbaglio..
O cambierebbe la terapia in base alla differente diagnosi?
La ringrazio moltissimo per la Sua attenzione.
Spero di avere un Suo riscontro ...
Un caro saluto
...

Così rispondevo:Spero di non

Così rispondevo:
Spero di non deluderla e di non essere troppo brusco ma io non mi occupo di "diagnosi e farmaci", ma di persone in difficoltà: a volte le diagnosi (in questo campo) possono servire ai medici come ipotesi di lavoro, raramente credo servono ai pazienti, se non per farli concentrare ossessivamente su falsi problemi e far dimenticare i problemi veri. A mio parere i punti importanti sono altri, ma, come probabilmente sa, la psichiatria è piuttosto divisa, attualmente, fra un modello bio-farmacologico, che si occupa di 'cervelli mal funzionanti' e un modello bio-psico-sociale, che si occupa di persone in difficoltà nella loro situazione ambientale, personale, familiare, sociale.
Capisco che per i pazienti è un po' complicato, ma l'unica soluzione credo sia trovare uno specialista di fiducia e cominciare con lui, sapendo che ci vuole pazienza e resistenza e i tempi possono essere piuttosto lunghi.
Cordialmente

drGBenedetti

Penso di essere

Penso di essere stato troppo brusco nella prima risposta.
La questione posta dalla persona è in effetti all'ordine del giorno nei dibattiti di psichiatria e psicologia: le due risposte avute rappresentano bene la divisione della categoria di fronte alle modalità di 'inquadrare' un paziente, e la perplessità del paziente rappresentano ugualmente bene la perplessità di molti di fronte all'operare prevalente della psichiatria attuale.

Aggiungerei alla risposta data che non mi accontenterei di avere una lista di sintomi da analizzare con una griglia per produrre una data diagnosi, ma vorrei conoscere approfonditamente la persona richiedente, il suo modo di pensare e di 'funzionare', la sua storia e quanto ha in testa. Non prescriverei quindi farmaci fin dalla prima seduta, bensì proporrei una fase di conoscenza , mediamente di tre - quattro sedute, alle fine della quale farei la mia valutazione e darei la mia indicazione. E' questa una modalità tipica di un approccio bio-psico-sociale, rispetto al modello sintomo-diagnosi-farmaco che è tipico dell'approccio biofarmacologic

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