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Emetofobia

Una ragazza mi scrive:

Buongiorno Dottore,sono una ragazza di 21 anni e fin da piccola soffro di emetofobia (purtroppo negli ultimi anni questo si è aggravato a causa di una continua nausea che mi accompagna quasi tutti i giorni. Ho già fatto due gastroscopie, la prima risale al 2005 e l'ultima nemmeno un anno fa. Nella prima mi hanno diagnosticato gastrite nervosa da curare con NEXIUM 20mg, nella seconda una semplice irritazione/infiammazione sulla parete dello stomaco e mi ha dato SEREUPIN come cura per emetofobia! Purtroppo non riesco a fare questa cura perchè Sereupin mi provoca ancora più nausea/tremori/sudorazione e una volta anche vomito!
Ho letto un articolo sulla emetofobia e mi ha incuriosito il fatto che molto spesso chi soffre di questa fobia percepisce nausea quotidiana senza però una motivazione fisiologica.
Aspetto una sua risposta, grazie in anticipo per il tempo che mi ha dedicato.

Su un forum dedicato

Su un forum dedicato all''emetofobia' che ho googlato in cerca di altri spunti (temo però che dare alla paura di vomitare un nome greco quasi come patente di nobiltà, come promuovendola a vera e propria fobia con tutti i crismi, giovi più al disturbo che altro) trovo questo commento di un paziente quasi entusiasta:

".....
Confermo la respirazione è fondamentale...quando andiamo nel panico tendiamo ad iperventilare e questo accresce la nausea e la sensazione imminente di stare per vomitare....quindi imparare a respirare bene e quando la nostra mente vaga in preda al panico riportare l'attenzione sul respiro.....imparare a controllarsi (come fa Edward Norton in Hulk.....non so se avete presente :DD )

Altri consigli pratici sono di non portare l'attenzione nell'atto del mangiare.....la maggior parte delle persone compie quest'atto quasi meccanicamente senza accorgersene mentre noi gli diamo troppa importanza....quindi mangiare distraendosi (ehm che scioglilingua :D )

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E spero,quando la fobia finirà,di poter tirare un sospiro di sollievo,perchè ci sarà così tanto da contemplare avidamente !!! (evidenziato nell'originale)

(fine della citazione)

Quest'ultima frase mi sembra significativa: chissà se il 'freno a mano' della paura del vomito è legato proprio a un'avidità eccessiva, al senso di colpa per aver mangiato, o anche solo desiderato di mangiare, troppo avidamente...

Sono diffidente verso la psichiatria e la psicologia attuali che selezionano specifici sintomi separandoli dall'insieme della persona, quasi come fossero entità da curare in sè, con farmaci o procedimenti psicologici (cognitivo/comportamentali), invece che considerarlo appunto solo un sintomo, che rivela l'esistenza di problemi o difficoltà, di cui occuparsi. Temo che aiuti molto poco sia a liberarsi dei sintomi sia allo sviluppo della personalità. Le consiglierei quindi di considerare il suo sintomo come un segnale d'allarme, quasi un termostato troppo sensibile che fa scattare un sistema antincendio, e non come il problema in sè. C'è evidentemente da revisionare il sistema e il termostato ma anche da capire perchè è stato tarato in modo ipersensibile... Fuor di metafora il sintomo spesso può passare e ridursi occupandosi della personalità e degli ostacoli alla sua evoluzione, più che del sintomo in sè. A volte è con sorpresa, in una psicoterapia, che si ricorda il sintomo per cui è iniziata, e come in qualche modo, quando l'esplorazione si è approfondita, il sintomo è scomparso quasi senza accorgersi, per lasciare spazio ad altri aspetti.

Con i migliori auguri

dr GBenedetti

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