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Rabbia violenta a 14 anni

Ricevo: Buongiorno,
... sono la madre di un ragazzo di 14 anni...
Mio figlio è sempre stato un ragazzino iper attivo.
All'asilo era un tenero ed affettuoso bambino ma pronto alla reazione a
qualsiasi stimolo positivo o negativo che provenisse dall'esterno (es. due
bambini litigavano lui si intrometteva per dividerli dando due sberle ad
entrambi, se riceveva baci ed abbracci ricambiava abbondantemente)

Alla scuola elementare le maestre si lamentavano del fatto che era sempre in
movimento un continuo agitarsi, sulla sedia, nel banco. Disordinatissimo. Il
rispetto delle regole avveniva solo su imposizione. Il rendimento era medio
alto per la sua grande capacità di coglie le informazioni. (i diario non è mai
servito un granchè, ricordava perfettamente i compiti).

Alla scuola media sono iniziati i primi problemi dapprima l'entusiasmo (primi
15 gg di prima media) poi sono iniziati i malesseri vomito i pianti, ad ogni
modo non abbiamo mai desistito lo rassicuravamo e poi a scuola ci restava.
Il problema era che molti insegnanti hanno inteso il suo muoversi sulla
sedia, il suo trafficare con le mani solo in senso negativo è quindi piovevano
note su note rimproveri su rimproveri e più loro lo rimproveravano più lui
faceva. Un insegnante in particolare vecchio stampo ha cercato solo con le
cattive ad arrivare a lui. Quindi lui la sfidava. Era capace di prendere un 4 e
cinque minuti successivi prendere un 9 -matematica-(senza studiare).Un vero
incubo un odio reciproco fatto di dispetti da ambo le parti (controllo
esclusivo dei compiti, richiami ad ogni chicchesia movimento o parola, da canto
di mio figlio quando lei entrava ed iniziava con le sue piccole "persecuzioni"
lui aumentava il disturbo, distruggeva il materiale scolastico smontandolo cosa
aveva nel portapenne, il tutto seduto al suo banco). Questo però non avveniva
sempre e con tutti ma solo con alcuni insegnanti.

Preoccupata per la situazione legata alla prima media lo ho portato da una
psicologa esterna alla scuola, ma in sintesi lei mi disse che il problema non
era lui ,che era solo tanto vivace (un trafficone) e che le cose si sarebbero a
poco a poco risolte con la sua crescita ma che non potevamo cambiare il suo
carattere.

Abbiamo trascorso tre anni di inferno alle medie e nè è uscito sfiduciato con
l'autostima sotto le scarpe.

A settembre lo abbiamo iscritto al primo anno di I.t.i una scuola non
particolmente difficile che dista 15 km da casa. Motivo della scelta: materie
più inclini alla sua preparazione, viaggio da e per casa insieme alla sorella (
di un anno più vecchia 15).
Dopo solo due giorni mi ha chiesto di iscriverlo ad un altra scuola -sempre
nello stesso luogo- motivo: visto che era una scuola sperimentale era
costituita dall'90% di extracomunitari e da ragazzi con due o tre anni in più,
il livello disciplinare pari a zero.E' venuto da me dicendo:"mamma li imparo
tutto cio che tu mi predichi di non fare".
Questa volta ho accolto la sua richiesta, lo ho iscritto al primo anno di
Ragioneria.
Risultato è che la scuola lamenta moltissimo il suo movimento la sua
agitazione, che persiste dalle elementari ovviamente tutto si ripercuote sui
suoi risultati scolastici che sono a dir poco scandalosi.

Ovviamente il suo insuccesso anche se non lo ammette si ripercuote sul suo
comportamento anche a casa "tanto sono cattivo e faccio il cattivo tanto sono
un asino e resto un asino" quindi ora un rifiuto per qualsiasi cosa diventa una
guerra una reazione brusca e violenta.

Esempio ieri al risveglio molto dolce affettuoso con baci ed abbracci...
successivamente mi ha comunicato che aveva scambiato un oggetto con un altro
ragazzo (non è la prima volta che lo fa) al che gli ho detto che non aveva
fatto bene e che la prossima volta avrebbe dovuto parlarne con me.
A quel punto apriti cielo ha sbattutto le sedie della cucina del salone ha
lanciato la prima cosa che gli è capitata per le mani. Ho provato a riprenderlo
a parole chiedendo di smetterla non riuscendo gli ho dato uno scappellotto al
che lui ha iniziato a darmi pugni con tutta la forza che aveva in corpo ho
cercato di bloccarlo per evitare che mi facesse male era incontenibile. A quel
punto è intervenuto mio marito per aiutarmi a bloccarlo mi sono allontanata e
lui è rimasto sul divano.

Io non ho parlato più, ho continuato a svolgere le mie attività mentre lui era
sdraiato fingendo di dormire, passati 15 minuti è venuto a cercarmi, ha
iniziato ad abbracciarmi, mi ha dato una raffica di baci sulla guancia e voleva
che anch'io ricambiassi. Non l'ho fatto. E' passata un ora è ripetuto la scena.
Non ho ricambiato anche se mi è costato molto. Nel corso della giornata è
stato tranquillo ubbidiente collaborativo più del solito.

Non è la prima volta che succede che ha questi scatti di rabbia
incontrollabile, ha difficoltà ad accettare i no! anche se con tutte le
spiegazioni e motivazioni possibili.
Innanzitutto vorrei sapere se il mio distacco quando lui ha cercato di
scusarsi per l'accaduto è stato corretto.
Come possiamo controllare le sue esplosioni? (perchè ovviamente non possiamo
sempre dire si ad ogni sua richiesta)
E' un passaggio normale dovuto all'adolescenza che con il tempo scema? cosa
possiamo fare per aiutarlo?
Ha bisogno di seguire una terapia con uno specialista?
La ns paura è che in questi scatti di violenza lui faccia del male a se stesso
e agli altri.
Chi non lo conosce (/vedi i nuovi insegnanti) mi chiedono di impegnarlo in
attività per dar sfogo alla sua agitazione, ma da sempre lui fa moltissimo
sport, gioca a calcio, va in piscina, scia, suona la batteria.

Cosa possiamo fare ancora noi che non abbiamo ancora tentato?

La situazione mi sembra

La situazione mi sembra abbastanza complicata ed è difficile dare consigli a distanza, con un ragazzo di questa età. Gli scatti di rabbia incontrollabili sono un grosso problema, ovviamente, come la sua intolleranza ai no e alle frustrazioni. I comportamenti di intolleranza alle regole e ai limiti sono poco accettabili in una comunità e rischiano di diventare antisociali e problematici . I consigli di fare attività sportiva forse si riferiscono non solo allo 'sfogarsi' ma anche all'imparare regole di gioco e di comportamento in un altro ambito oltre che famiglia e scuola. Non so quanto lo sport che fa possa servire a questo fine. Di solito servono a questo gli sport di squadra, con allenatori validi e le arti marziali, che insistono sull'autocontrollo e il rispetto delle regole.

Il rapporto dei figli maschi con la mamma a quest'età può essere particolarmente delicato, è necessario trovare la distanza giusta ed evitare un eccessivo contatto fisico (sia 'positivo' che 'negativo') , che come nel caso del suo scappellotto ha scatenato una reazione fisica incontrollata.
Mi sembra che Lei ha avuto un atteggiamento adeguato, dopo quell'episodio, tant'è vero che lui sembra aver reagito bene. Mi sa che è un po' confuso su quello che si può fare e quello no, e gli adulti sono molto importanti per chiarire le cose, non tanto con le parole, ma proprio con i loro comportamenti. Forse è da chiarire bene cosa può fare e cosa no, anche a proposito del dare le sue cose ad altri. Se sono cose sue è lui che può decidere cosa farne, imparerà dall'esperienza. Se non sono cose sue ovviamente non può farlo.
Noto che Lei parla sempre in prima persona, come se non foste due genitori. A volte questo è un indizio di un certo sbilanciamento nella presenza e nell'esercizio delle funzioni genitoriali. E' importante che i genitori parlino fra loro e decidano insieme le regole e le cose da fare, perchè spesso i ragazzi usano il divide et impera, e mettono i genitori in difficoltà, e risentono della mancanza di una guida sicura.
Se vi accorgete che le cose vi sfuggono di mano è consigliabile rivolgersi a qualche professionista per un aiuto a tenere la situazione. Non direi tanto per il ragazzo, tanto meno medicine più o meno sedative o stimolanti per 'l'iperattività', quanto per tutta la famiglia e per i genitori per rinforzare la barca e resistere alla tempesta adolescenziale, che poi è doppia visto che avete una figlia di poco più grande, cosa da non dimenticare e che fa parte del quadro.
Questo per quanto si può dire a distanza.
In bocca al lupo e armatevi di resistenza e pazienza

dr GBenedetti

devo preoccuparmi?

Ho letto l'articolo che ha consigliato di leggere ad un papà alle prese con un ragazzino 14.
Ad un certo punto del testo compare questa frase ".....Nei casi di bocciature e cambi di scuola, che talora preludono all’abbandono scolastico, quando non sono seguiti da atti inconsulti quali atti suicidi, vi sono spesso ma non sempre associati problemi di comportamento , di rifiuto dell’autorità dei genitori, di regole e orari, oltre che a manifestazioni di disagio interno più o meno evidenti. Questi ultimim cioè quelli in cui le manifestazioni esterne erano meno evidenti, sono forse quelli a maggior rischio suicidario, anche per l’inconsapevolezza dell’ambiente circostante della crisi che andava preparandosi in silenzio......"

Questa frase descrive alla lettera l'atteggiamento di mio figlio e quindi ora sono piuttosto preoccupata?

Capisco che quelle parole

Capisco che quelle parole nell'articolo sullo scompenso adolescenziale possono destare preoccupazione in un genitore già preoccupato. Forse devono essere chiarite meglio. Si legge a volte di ragazzi suicidi dopo una bocciatura. Sono di solito ragazzi che prima non avevano dato particolari segni di disagio psichico, per questo l'ambiente intorno è spesso preso alla sprovvista, in quanto inconsapevole, o spesso disattento. Nel vostro caso mi sembra che la preoccupazione intorno c'è eccome, anche se questo non basta a escludere nulla.
Il suicidio è un atto sconvolgente anche in quanto di solito imprevedibile. Nei casi che ho visto, perchè falliti, si trattava di attimi di follia, per così dire: lo scopo non era tanto la morte, quanto il togliersi da una situazione insopportabile senza pensare alle conseguenze.
Molti atti suicidi mancati invece, tentati suicidi a volte ripetuti, hanno spesso un valore diverso, pur se non da sottovalutare poichè prima o poi possono riuscirci. Sono più 'pensati', si accompagnano ad altri atti autolesivi, hanno valore di richiesta di aiuto, disperato. Nel suo caso non mi era proprio venuta l'idea di una simile possibilità.
Un'altra osservazione: è frequente di riconoscersi nelle descrizioni di patologie leggendo un articolo o ascoltando una conferenza. Ma penso che sia un'insicurezza che spinge a identificarsi con quello che fa paura più che non un effettiva somiglianza. Non vale solo per i sintomi psichici: spesso gli studenti di medicina riconoscono in sè i sintomi che stanno studiando e magari li impressionano.
Nel suo caso credo che il problema di fondo sia la confusione, nella difficoltà a mettere e ad accettare regole, limiti, ecc
A Firenze dicono: meglio aver paura che buscarle...
Cordialmente
Dr GBenedetti

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