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coppia e depressione

Salve a tutti. Vorrei provare a spiegare la mia situazione in maniera semplice e chiara, mi scuso in anticipo se non ci riuscirò. Sto vivendo da alcuni mesi una situazione logorante che, mi rendo conto, mi sta risucchiando le forze ogni giorno di più. Stavo valutando se andare a parlare con uno specialista fosse una buona idea: avere la possibilità di richiedere una sorte di pre-consulto in questo forum forse mi chiarirà le idee.
Tutto è cominciato a causa del mio ragazzo: stiamo insieme da un anno e mezzo (abbiamo entrambi circa trent'anni) e fino all'inizio di quest'anno abbiamo avuto un rapporto molto bello, sempre pieno di novità e di divertimento.
Da alcuni mesi a questa parte la persona che ho conosciuto e di cui mi sono innamorata si è spenta progressivamente, trasformandosi nell'ombra di quello che era. All'inizio mi sono concentrata su di lui, e su quale potesse essere il suo problema. Ho pensato che fosse in una fase depressiva, perché tutti i sintomi coincidevano (ebbene sì, sono una di quelle persone che consultano i sintomi su internet), ma la sua psicoterapeuta ha sempre ritenuto che non si potesse parlare di depressione ma solo di un momento di forte stress. Senza dilungarmi sulle cause del suo stato, potrei limitarmi a dire che alcuni traguardi molto importanti della sua vita si avvicinavano, e lui non è stato in grado di farvi fronte: quelle che avrebbero dovuto essere delle soddisfazioni si sono trasformate in problemi e preoccupazioni che lo hanno devastato, facendolo trasformare anche fisicamente: è dimagrito e sembra sempre in cattiva salute, è sempre stanco etc. etc. etc.
Solo ora comincio a rendermi conto di quanto tutto questo mi abbia sfiancata. Lui ha messo in dubbio più volte il nostro rapporto, dicendo che non era convinto di quello che provava per poi ritornare sulle sue parole subito dopo e rimettere poi tutto in dubbio ancora una volta. A un certo punto abbiamo convenuto (anche su suggerimento della psicoterapeuta) che sarebbe stato meglio lasciare da parte il nocciolo della questione e cercare di vivere alla giornata evitando discussioni e drammi almeno finché lui non fosse stato meglio, uscendo da questa fase di "stress eccessivo". Abbiamo deciso di vederci di meno, a scadenze regolari (due o tre volte alla settimana) per evitare di litigare o di ferirci a vicenda, riservandoci solo il meglio l'uno dell'altra (almeno, questa era l'idea).
Ora cercherò di spiegare come mi sento da circa un mese a questa parte.
Le mie giornate mi appaiono completamente vuote, come dei lunghissimi tunnel da riempire.
Sono sempre stata piena di interessi, amo leggere e scrivere, il cinema e tutte le arti. Ho sempre avuto dei buoni amici, pur essendo una persona di indole piuttosto solitaria. Ora non ho voglia di leggere, se vedo un film lo metto in pausa a metà, ogni mattina vedo davanti a me del tempo da far passare e vengo colta dall'horror vacui. Penso ossessivamente: alle cose brutte, ma anche a quelle belle. Se succede qualcosa di brutto ci penso ossessivamente per ore. Se succede qualcosa di bello ci penso ossessivamente come per convincermi che in fondo ci sono dei segnali positivi.
Il mio ragazzo sembra sentirsi meglio adesso, ma comunque non è più tornato la persona di prima. Si avvicina il giorno della sua seduta di laurea, dopodiché partirà per l'Inghilterra a cercare lavoro. Questi due pensieri sono le sole cose che gli interessino, e ne parla in maniera ossessiva. Io mi sento completamente tagliata fuori dalla sua vita, e sono incredula, dato che ricordo perfettamente il modo in cui, solo pochi mesi fa, si concentrava quasi esclusivamente su di me. Ha preso la decisione di partire e non ha pensato di rimandare, nemmeno adesso che stiamo appena venendo fuori dalla nostra peggiore crisi, nemmeno adesso che forse un po' di tempo per riprenderci come coppia ci servirebbe. Le mie giornate sono diventate un conto alla rovescia: all'inizio di settembre lui se ne andrà, lasciandomi devastata da questi mesi.
Mi alzo ogni mattina sempre stanca e svuotata: ho la sensazione di aver combattuto per stargli vicino nel momento peggiore, ma che dietro l'angolo non mi aspetta niente, nessun lieto fine: il futuro è già scritto e io non sono compresa. Gli ultimi mesi sono stati sfiancanti: è stato come avere vicino un fantasma, a volte bisognoso di cure, a volte di essere lasciato in pace, a volte di essere sopportato nei suoi deliri, nei suoi malumori.
Devo precisare, a questo punto, che non avrei mai fatto tutto questo se non lo avessi conosciuto sotto tutt'altra luce. So che descrivendolo così sto facendo venire fuori il quadro di un mostro. Ma non è mai stato così: è sempre stato una persona attenta e sensibile, pronta a prendere le difficoltà con un sorriso, pronta a pensare agli altri prima che a sé.
Tornerò ancora una volta su di me. Nei momenti in cui sono con lui, mi sento come se mi mancasse il terreno sotto i piedi. Non so cosa sia rimasto della nostra storia, mi sento come in una città ridotta in macerie. Il bello è che lui sostiene che vada tutto bene, che non ci sia motivo per essere tristi, e continua placidamente a organizzare la sua partenza per l'Inghilterra chiedendomi anche di aiutarlo.
Quando non sono con lui, non ho voglia di vedere nessuno. Ogni attività ha perso valore e interesse, per me: ogni persona mi stanca dopo pochi minuti, trovo davvero insopportabili le persone e non so come fare a farmi piacere la loro compagnia.
Se parlassi con lui di tutto questo si scatenerebbe un dramma: non fa che ripetere che dobbiamo stare "tranquilli" perché così le cose si aggiusteranno.

Mi rendo conto di essermi dilungata quasi esclusivamente su questa persona e sulla nostra storia (o quello che ne resta), ma vorrei far capire come mi sento io: senza forze, senza interessi, svuotata da questa situazione, e tutto questo ormai va avanti da un mese e mezzo nella sua fase peggiore.
Vi ringrazio per il tempo che mi avete dedicato, e lascio la domanda, qualunque sia in sospeso. Non so precisamente quale dovrebbe essere il mio quesito: so che se qualcuno può aiutarmi a comprendere quale sia la giusta chiave interpretativa di tutto questo gliene sarò molto grata.

Claudia

Beh, in effetti la domanda

Beh, in effetti la domanda sarebbe stata qualcosa del tipo: "è normale quello che mi sta succedendo? Sentirmi così totalmente svuotata e senza forze o volontà dovrebbe farmi preoccupare?"
"prendere il timone della situazione" è un'espressione che ho sentito usata già da altri: purtroppo ritengo che, a parte la scelta di abbandonarlo, che non ho voluto mai prendere davvero in considerazione finora, non c'è niente che io possa fare se non accettare tutto questo e cercare di mutare la mia forma per adattarmi a quella che mi si richiede: devo essere un liquido.
Magari potrei anche chiederle: è dannoso questo? Mi sto facendo inconsapevolmente (consapevolmente) del male?
C'è un modo sano e utile per poter gestire una situazione del genere, se si decide di non arrendersi ancora? Come ci si dovrebbe comportare?
Grazie!

Qualsiasi rapporto personale

Qualsiasi rapporto personale fra persone adulte è o dovrebbe essere in fin dei conti una specie di accordo, o contratto, fra eguali (oggi), basato sull'accettazione di certi patti e regole del gioco. Ho l'impressione che lei salti questa fase. Un rapporto senza questi patti più o meno dichiarati rischia sempre di trasformarsi nello sfruttamento di uno sull'altro e in un rapporto patologico, dannoso a entrambi, anche se non nella stessa misura. Deve essere lei a decidere se la sua posizione nel rapporto è sufficientemente sicura per se stessa e per il rapporto stesso. Sembra poco romantico, forse, ma il contratto più o meno tacito è fondamentale, e deve essere rispettato, altrimenti il rapporto, come qualsiasi altra 'scocietà', si sfascia.
Cordialmente

Be, in effetti in un sito di

Be, in effetti in un sito di consulti medici o psicologici ci si aspetterebbe una domanda cui rispondere, ma lei la lascia in sospeso, quasi alla fantasia di chi legge.
Ma magari ciò aiuta a capire la situazione in cui si trova e una delle difficoltà: lei forse non fa domande, non cerca di chiarire la situazione, magari ha paura delle risposte possibili e si lascia andare alle maree senza cercare di prendere il timone della barca. Rischia di finire sugli scogli, o incagliata in una secca.
Dicevo forse ha paura delle risposte, che però la aiuterebbero a vedere la realtà, e ad affrontarla. Per cui forse il consiglio migliore è di affrontare le cose , aprire gli occhi, sopportare la paura, fare le domande necessarie e vedere il gioco a carte scoperte, per poi scegliere le cose da fare. Farà magari "un pianto e un lamento", come si dice a Firenze, ma poi prenderà una decisione.
Cordialmente
drGBenedetti

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