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ansia, panico, ipocondria

Ricevo: Gentile Dottore ho preso il Suo nominativo sul sito "medicitalia"e gradirei se
fosse possibile avere un consulto da Lei.

Sono un ragazzo di 34 anni, soffro di ansia, panico e ipocondria da ormai 7
anni!!.....il mio problema ultimamente e che non riesco a dormire bene la notte
nel senso che non riesco ad addormentarmi e cosi' il giorno mi sento
stanchissimo, privo di forze e mancanza di energia e assonnato anche se noln
riesco a dormire!......le mie domande sono le seguenti: ho paura che mi sia
venuto qualcosa di grave!...potrei avere una malattia al cervello?....e
possibile che mi sia venuta la depressione?...a cosa possono essere dovuti
questi stati, solo alla mancanza di sonno?.....3 anni fa assumevo dropaxin
gocce che poi ho interrotto perche non volevo essere dipendente dai farmaci!....
cosa posso assumere secondo lei?...perfavore mi dia qualcosa, qualche
suggerimento, o qualche farmaco....mi tranquillizi se puo'....La ringrazio
tanto aticipatamente.

Cordialmente

Gentile signore, non la

Gentile signore, non la chiamo 'ragazzo' perchè mi sembra poco adatto per la sua età - anche se so che è molto usato, in giro: forse rappresenta la difficoltà della sua generazione di crescere e diventare persone con tutte le responsabilità. Le condizioni sociali ed economiche favoriscono questa situazione, ma credo che i singoli possano risentirne adagiandosi in una condizione infantile o adolescenziale prolungata, senza limiti.
E' molto comune che persone in questa situazione si sentano in difficoltà, non realizzate, prive di prospettive e perdano la speranza e la voglia, l'iniziativa - cosa che è tipica della depressione e di altre condizioni psicologiche. Ne conseguono insonnia, ansie, paure e rischiano di crearsi circoli viziosi che si trasformano - o vengono scambiati - per 'disturbi' e malattie della mente o addirittura del cervello. Di qui diagnosi, terapie, medicine, ecc, che spesso cronicizzano la situazione, convincono il soggetto di essere malato, e rinforzano il circolo vizioso.
Occorre non demordere, trovare la forza di reagire e non abbattersi, magari trovandosi con altri in situazioni simili, impegnandosi a cambiare le cose. Trovare impegni ed obbiettivi comuni e, al limite, lavorare anche 'per gli altri' e non solo per se stessi è forse la 'terapia' migliore per uscire da questi stati d'animo. Il rischio è invece di cercare consolazioni, nell'alcool o in altre sostanze o in stili d vita alla deriva, o comunque in situazioni sempre infantile e consolatorie.
Se 'non ci riesce' da solo, come spesso si dice, può essere utile avere un aiuto, quasi un rifornimento psicologico, ma bisogna stare attenti a non cadere anche qui in una specie di soluzione consolatoria che mantiene la situazione e la prolunga senza modificarla, come fanno spesso anche le medicine.
Occorre invece darsi una mossa, smettere di guardare 'se stessi e i propri problemi' e guardarsi invece intorno, al mondo esterno.
Scusi la 'predica', ma mi sembra forse la cosa migliore che posso fare.
Cordialmente
dr GBenedetti

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