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Aggiornamento "autismo che ritorna"

Buongiorno dott. Benedetti

le scrivo dopo un paio di mesi per aggiornarla sulla situazione della mia bambina.
Attualmente la piccola ha poco più di 31 mesi, continua a frequentare l'asilo nido dove qualche settimana fa mi hanno segnalato abbia iniziato a parlare, alcuni giorni di più, altri meno.
Ha anche meno resistenza ai cambiamenti, anche se adesso manifesta dell'aggressività nei confronti del fratello più grande, vorrebbe sempre averla vinta lei, io non so mai come comportarmi perchè temo i suoi scatti d'ira, visto che quando si arrabbia poi tende a chiudersi e a comportarsi in modo strano (per esempio inizia a lanciare la roba, si mette con la lingua fuori, si irrigidisce, urla).
Nel linguaggio aggiunge parole nuove, anche se con alcune mostra difficoltà (scarpe diventano pacche, gambe diventano banghe) le inverte. Di contro la parola sciarpa, quasi uguale a scarpa, la pronuncia in modo corretto. Gioca di più con il fratello, si mette i mantelli da supereroe come lui, gioca con giochi maschili, a volte dice "io sono bimbo" ma questa cosa non mi preoccupa perchè la vedo legata al fatto di imitare il fratello. Dice anche "io sono gatto" quando gioca a fare il gatto ecc. Nel linguaggio però a volte mi da la sensazione di non capire cosa le chiediamo, se le chiedo "come si chiama la tua maestra" non mi sa rispondere, oppure ripete "maestra", se le chiedo cosa ha fatto con i bambini al nido mi dice sempre "giocato", spesso però ripete la mia domanda, oppure chiede a me "cos'hai fatto oggi?" ma come per ripetizione di quello che le chiedo io ogni giorno, non mi pare sia una domanda intenzionale. A volte balbetta, cosa che prima non faceva, all'inizio "io, io, io..." alcuni giorni di più altri meno, altri ancora non balbetta. Una cosa che fa da un po' di tempo è mettersi a fare versacci, io dico che fa la "sciocca", lei poi si corregge "senza fare la sciocca, senza fare capricci" in pratica inizia a ridere guardandoci e facendo la sciocchina, scappa via perchè non si vuole fare rivestire fuori dal nido continuando a fare questi versi imbarazzanti (per me). Ho paura che sembri una bambina con qualche problema, anche se le maestre dicono che per loro è così bello vederla ridere...Cioè, gli altri la vedono come una cosa divertente, fa la buffona, io invece la vivo con disagio perchè a due anni e mezzo passati la vedo molto immatura. Di contro si mette mutandine, scarpe, pantaloni da sola, è tutta un "faccio io!" vuole versarsi l'acqua a tavola, vuole passare lei l'aspirabriciole, prende i pupazzi e se li mette sulle gambe facendo loro fare il cavallino, li coccola, vuole prendere lei in braccio il fratello di sette anni "vieni braccio a me!". Continua però a volte a ripetere frasi non attinenti al contesto, se le piace una parola la ripete spesso, tipo "la mamma è andata a fare la spesa" , lo fa quando parlotta tra sé e sé, principalmente. Nella costruzione delle frase, capita che usi i verbi all'infinito anzichè declinarli, anche se in altri momenti li declina correttamente, sa dire il suo nome e cognome anche se storpiati, però non risponde quasi mai se glielo chiede qualcuno che non siamo noi di famiglia. A volte inverte la parole nella frase "ecco, quella è mamma sua" . Nel rapporto con gli altri continua ad essere timorosa e diffidente però un po' interagisce con chi conosce meglio, al nido leggo nella schedina che mi consegnano alla fine della giornata che a volte gioca con dei bambini in particolare. Quello che mi chiedo dottore, alla luce del fatto che a settembre la bambina andrà alla materna, se sia il caso di contattare una logopedista per valutare lo sviluppo del linguaggio, a me sembra molto piccola ancora, non la vedo una bambina pronta per la materna, i suoi coetanei mi sembrano tutti molto più avanti di lei, quando penso che ci sono bambini che iniziano la materna a due anni e mezzo e guardo lei, mi prende un certo sconforto. Mi scuso se dovessi aver ripetuto cose già raccontate, non ho riletto tutti i miei interventi precedenti.

Buongiorno Dott. Benedetti

Mi permetto di aggiornarla sulla situazione della mia bambina che ora ha quasi 34 mesi.
La bimba fa progressi con il linguaggio, anche se continua ad essere restia a parlare in ambienti esterni a quello familiare, al nido mi riferiscono che interagisce sempre meglio con i compagni, anche se rimane una bambina più silenziosa di altri. Ultimamente ha manifestato consapevolezza delle cose che non riesce a dire, tipo le parole di cui inverte le sillabe, dicendomi proprio "Io non riesco, io dico pacra (per dire capra)". Ogni tanto si sforza e mi dice: "mamma!! ca-ca-ca- pacra!" . Per questo motivo, la pediatra ha suggerito per il momento una valutazione logopedica, senza passare per gli npi visto che era già stata lungamente osservata un anno e mezzo fa. Mi pare un po' strana come procedura, ma non sono medico e quindi mi attengo alle indicazioni della pediatra. L'incontro con la logopedista, che aveva in stanza un altro bambino più grande della mia, non ha portato a molto, io sono dovuta rimanere con lei e la bambina, che fino a cinque minuti prima giocava con me nel corridoio, lì non ha mai parlato, se non per dirmi "andiamo a casa?" e dire il nome di suo fratello, pianissimo, quando la logopedista glielo ha chiesto.
In contemporanea ha iniziato un corso di psicomotricità del comune (inteso come ginnastica propedeutica, non a fini terapeutici) in cui ha passato la prima mezz'ora attaccata a me che la dovevo accompagnare nel cerchio con gli altri bambini, non ha voluto dire il suo nome all'insegnante nè la sua età, non ha proteso le braccia per prendere la palla che lei le faceva rotolare incontro, poi però si è sciolta e ha partecipato ai giochi dell'ultima mezz'ora, sempre con lo sguardo un po' spaesato ma dicendomi "tu siedi là" e ascoltando le istruzioni della maestra anche meglio di altri più spigliati.
Adesso temo di ripartire con la girandola di osservazioni, visto che non è collaborante con chi non conosce, rimane una tendenza all'ecolalia (non so se è il termine esatto, a volte ripete le ultime frasi che sente dire da me, dal padre o dal fratello, continua a fare dei versetti bizzarri, a fare la sciocchina quando in imbarazzo, a rimanere rigida nelle situazioni nuove cambiando addirittura postura). Se le viene fatta una domanda, a volte risponde in maniera pertinente a volte no. Continua a sfarfallare di tanto in tanto (l'ha fatto anche davanti alla logopedista che l'ha osservata in modo indecifrabile) ma, conoscendo ormai la mia difficoltà verso questi suoi atteggiamenti, a volte mi guarda e ride mentre sfarfalla e poi va più lenta dicendomi "così...faccio la farfalla" tipo per dare un senso al suo movimento.
Diciamo che rimane una bambina un po' strana, visto che davanti alle stesse persone, una volta non le guarda, la volta successiva ci parla, la volta successiva ancora torna a non guardarle.
Ogni tanto parte con i suoi discorsi solitari in cui infila "e poi...la mamma fa la spesa, papà è al lavoro, mangiato dai bimbi..." come se facesse lunghi racconti (a chi? visto che non sempre si rivolge a me). Io francamente ho iniziato a lasciarla fare, non so neanche più se correggere questi suoi atteggiamenti sia positivo o meno. Ho smesso anche di forzarla a fare le cose (vai a giocare con i bambini, saluta la signora" come facevo prima, perchè non vorrei fossero controproducenti. Al nido mi dicono che sono tutte mie ansie, lo stesso dice mio marito, io lo spero, continuo gli incontri con la mia psicologa ma gli atteggiamenti bizzarri della bambina ci sono, li vede anche mio marito, solo che non da loro alcuna importanza patologica ("smetterà" è il suo commento che va per la maggiore). La logopedista mi ha fatto notare che la bambina ancora non sempre fa le scale alternando i piedi nè in salita nè in discesa, così come non vuole saperne di pedalare (ma sono solo pochi giorni che ha la bicicletta) e quindi parlava già di psicomotricità consigliata. Quello che le chiedo dott. è questo: l'ecolalia, che è la cosa che ora si nota maggiormente, i discorsi bizzarri all'inizio dello sviluppo del linguaggio (per altri fronti buono, la bambina si riferisce a se stessa con "io", declina abbastanza correttamente i verbi, inizia a dire "noi, voi" , se il fratello dice no a qualcosa mi dice "Ma lui ha detto no..." ) potrebbe essere semplicemente una fase di passaggio non necessariamente patologica o è sempre sintomo di qualcosa che non va? In attesa di una sua risposta, la saluto e la ringrazio.

Credo che abbia ragione suo

Credo che abbia ragione suo marito, e le educatrici del nido. Mi sembra giusta la sua considerazione di considerarla una bambina un po' 'strana', e di lasciare che faccia un po' quello che preferisce (salvo le regole, poche ma buone!). Meglio stare a guardare dove sta andando, che non intervenire a modificare le cose senza sapere bene perchè: rischia che la toppa è peggio del buco.
Benissimo fare esperienze nuove, non forzate, ma io non farei niente di 'terapeutico', e spesso logopediste e psicomotriciste ecc ecc sono più medicalizzate dei medici...
Non la guardi solo per 'misurarla' e 'giudicarla' , ma per conoscerla e imparare a stare insieme e capirla, che è la cosa importante nel rapporto madre figlia.
Cordialmente
drGBenedetti

Buongiorno Dott. Benedetti

Le riscrivo dopo pochi giorni per chiederle una riflessione sull'argomento socializzazione nei bambini piccoli. La bambina è tornata ad una seconda lezione di psicomotricità, che è andata piuttosto male. A differenza della prima volta, noi genitori siamo stati fatti allontanare dopo pochi minuti, lasciando la maggior parte dei bambini felici e contenti a seguire la lezione, mentre la mia e pochi altri piangevano. Da un punto di osservazione riuscivo a vedere quello che succedeva in palestra, la mia bambina, dopo il pianto si è calmata, ma non ha accettato il tentativo di approccio della psicomotricista nè della persona (non psicomotricista ma addetta della palestra) che era stata affiancata alla stessa per la gestione dei bambini. La piccola si è "piantata" vicino ad una colonna ad osservare quello che succedeva, in evidente disagio. Dopo pochi minuti è stata completamente "dimenticata" dalle due persone, la psicomotricista si allontanava anche di parecchi metri con il gruppo dei bambini che la seguiva, altri bambini nell'angolo erano seguiti dai genitori (non so perché, non allontanati) mentre l'assistente della psicomotricista osservava la scena seduta sulla panchina. Ho osservato la scena per parecchi minuti, poi mi sono avvicinata a questa persona chiedendo perché la mia bambina venisse lasciata lì. La risposta è stata: "E' lei che non si fa coinvolgere". Dopo questa mia osservazione, piuttosto scocciata, la signora si è avvicinata alla mia bambina, ma io a quel punto sono uscita perché mi stavo innervosendo e non mi sembrava il caso. Non ho neanche voluto prendere e portare via la bambina, come sarei stata tentata di fare, perché non lo ritengo un buon insegnamento (alla prima difficoltà arriva la mamma). Al termine della lezione ho fermato la psicomotricista spiegando che mi ero interrogata sul fatto che la bambina non fosse più stata guardata, lei ha risposto che essendo un gioco di gruppo, se un bambino si isola non può essere obbligato a partecipare e che lei deve seguire il gruppo e non può abbandonarlo per un singolo bambino. Anzi, eventualmente restino dentro i genitori. (Io però ero stata fatta allontanare, la coerenza?). Ora questo mi chiedo: ma queste altisonanti specializzazioni, a cosa servono se non ai bambini che hanno più difficoltà a socializzare? Sono capace anche io di far giocare un gruppo di bambini entusiasti, socievoli, che accettano subito ogni nuova proposta. A questo punto mi chiedo se anche alla scuola materna, viste le oggettive difficoltà di socializzazione della bambina, questa verrà lasciata nell'angolo e "dimenticata". Alla fine bambini come la mia non danno disturbo, stanno lì senza dire una parola, è facile lasciarli a loro stessi temo. Ma soprattutto, avrà senso continuare a farle fare un'esperienza che le crea disagio o è proprio passando attraverso il disagio che si otterrà l'apertura verso il mondo di cui mostra aver tanto timore? Forse la cosa giusta è proprio lasciarla da parte finché le verrà voglia di fare parte del mondo? Vivo con molta difficoltà questa caratteristica della bambina, aldilà che nel tempo possa rivelarsi patologica o meno (ormai ha quasi tre anni, la paura dell'estraneo dovrebbe essere dimenticata da un bel po', invece lei continua a farsi toccare, prendere in braccio, avvicinare soltanto da noi genitori, al massimo dalle tate del nido o da qualche persona fidatissima e soltanto dopo ore che ci sta insieme) visto che non so come comportarmi, la devo forzare? Ho sbagliato a chiedere spiegazioni sulla modalità di svolgimento della lezione di psicomotricità? Semplicemente il "problema" è la mia bambina, che "non si fa coinvolgere", e non c'è speranza? Dovrei lasciarla piangere, isolarsi, non accorrere perché altrimenti non crescerà mai? Quando ho chiesto alla bambina perché non avesse voluto partecipare ai giochi ha risposto "Non voglio che tu vai via", poi con me era sorridente e tranquilla, sembrava proprio essersi tolta un peso a venir via dalla palestra. Il problema è che al mondo non esistiamo solo noi genitori, tanti mi dicono che qualche mese a questa età può fare la differenza, che a settembre potrebbe essere migliorata, ma io se penso a qualche mese fa noto che il tempo non ha prodotto alcun miglioramento dal punto di vista della socializzazione, ha fatto progressi in altre cose, ma le persone continuano per lei ad essere minacciose, strano per una bambina che già da due anni frequenta comunque un asilo nido.

Gentile signora, ho

Gentile signora, ho l'impressione che Lei abbia troppa fretta che la bambina si stacchi, e forse ottiene che al contrario la bimba si attacca sempre di più. Ogni bambino ha le sue tappe e i suoi tempi, che non vanno forzati più che tanto. Lei dice "ormai ha quasi tre anni", io penso invece che " non ha ancora tre anni"... e val la pena lasciarle fare le sue esperienze senza forzarla. A questa età non credo che un bimbo abbia bisogno di altri 'stimoli' oltre a quelli che trova in famiglia e all'asilo, e non è detto che andare al nido molto presto faciliti il distacco e la socializzazione. Ogni situazione è a se stante, e un bambino ha bisogno di avere la sua base sicura e fidata, per potersi allontanare con sicurezza, proprio come un astronauta che per uscire dalla navicella con sicurezza deve essere ben sicuro del suo legame con quella e della possibilità del ritorno. Non sono tappe facili a farsi...

Gentile signora, da quello

Gentile signora, da quello che descrive della bimba e da quello che dice di se stessa ( "...questi versi imbarazzanti (per me). Ho paura che SEMBRI (!) una bambina con qualche problema...Cioè, gli altri la vedono come una cosa divertente, fa la buffona, io invece la vivo con disagio perchè a due anni e mezzo passati la vedo molto immatura") ho l'impressione che il problema sia un po' suo, di mamma forse troppo angosciata, per cui le domande che fa alla bambina forse sono più dei 'test' che non degli scambi comunicativi veri, per cui la bambina non riesce a rispondere e comunicare.
Rileggo i vecchio consulto e lo riconfermo parola per parola.
Quanto alla logopedia, il mio consiglio è di non fare nulla: non deve andare all'università, ma solo alla scuola materna, con bambini di tre anni.... Se ci saranno problemi, si affronteranno, ma è inutile farlo prima del tempo. E per ora non mi sembra di vedere problemi. Cerchi di godersi sua figlia, e di stare con lei per conoscerla, come persona che si sta formando, non per placare le sue ansie di mamma, che richiano di impedirle di conoscerla veramente e di lasciarsi conoscere come è.
Bisogna cercare di resistere a dubbi, incertezze, ansie e andare avanti. Questa è la cosa più importante. Almeno finchè le cose continuano a evolvere e lo sviluppo prosegue, come in questo caso. Diverso ovviamente si si vede che lo sviluppo si arresta o peggio regredisce, salvo i normali alti e bassi di qualsiasi 'viaggio'.
Ci dia ancora aggiornamenti
cordialmente

drGBenedetti

La ringrazio per la risposta

Purtroppo la bambina di recente ha avuto una forte influenza con complicanze in otite. Come sempre succede quando la bambina sta male, torna a chiudersi e regredisce nei comportamenti e nel linguaggio. Ho avuto occasione di portarla a compleanni e posti in cui ci sono altri bambini che conosce e ho notato marcatamente che la mia bambina non solo non socializza (vuole giocare solo con noi genitori, neanche con il fratello in questi casi) ma è infastidita dagli altri bambini che la vogliono coinvolgere. Solo se io o il padre facciamo da "tramite" nel gioco, allora sembra imitare quello che fa il bambino di turno. Ormai sono quasi sicura che mia figlia abbia un ritardo psicomotorio o peggio, vado da uno psicologo perché questa situazione mi sta logorando ma le stranezze della bambina sono comunque evidenti, quindi non credo dipenda da mie ansie e suggestioni. Appena troverò il coraggio di farla visitare da un npi, la aggiornerò. Sono restia perché temo l'etichetta che si troverà cucita addosso, ma credo che ormai sia necessario. La saluto e la ringrazio.

Gentile signora, non

Gentile signora, non socializzare con i coetanei, o anche evitarli, non vuol dire comunque 'autismo'. Ci sono tante situazioni, la timidezza, la vergogna, la paura del confronto, ecc, che possono motivare un simile comportamento. In ragazzi più grandi un comportamento simile può essere chiamato 'fobia sociale', o diversamente, ma non ha a che fare con l'autismo, se è questa l'etichetta che teme.
Cordialmente
drGBenedetti

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