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Psicofarmaci: cosa sono?

Gli psicofarmaci sono farmaci attivi sul sistema nervoso, i cui effetti si manifestano come alterazioni soggettive(cioè percepite dal soggetto) dello stato mentale e alterazioni oggettive (cioè percepite anche dagli altri) dello stato di veglia/sonno e del comportamento, oltre che con alterazioni di altre funzioni nervose (movimento, equilibrio) e di altri parametri fisiologici corporei.
Come molte medicine, anche queste agiscono direttamente o indirettamente anche su altri sistemi e organi, fatto che è responsabile dei cosiddetti effetti collaterali più o meno disturbanti e rischiosi.
Gli effetti tossici diretti sono invece accentuazioni dell'effetto farmacologico in caso di dosaggi eccessivi, e anche questi possono essere molto pericolosi.
Sono possibili come per tutti i farmaci effetti dannosi da allergia, e in ogni caso molti hanno un effetto teratogeno accertato sul feto, cioè possono produrre malformazioni nel feto, per cui sono pericolosi in gravidanza. Un altro effetto sul feto è quello della dipendenza, con sindrome di astinenza dopo la nascita. Per lo più vengono secreti anche nel latte materno, per cui possono essere pericolosi per il neonato e il bambino durante l'allattamento materno.

E' noto fin dall'antichità che certe sostanze hanno effetti eccitanti, di diminuzione del sonno, accellerazione dell'attività, della parlantina, ecc., mentre altre sostanze hanno effetti sedativi, cioè di rallentare l'attività e far abbassare il livello di veglia fino al sonno, o in caso di eccesso di dosi, fino al coma e alla morte. Prima a essere conosciuta fra queste sostanze, se vogliamo dare retta alla Bibbia e a Noè, l'alcool come si sa ha effetti stimolanti e disinibenti a basse dosi e invece sedative fino al coma e alla morte a dosi elevate. Poi ci sono l'oppio, l'hascish, le foglie di coca, ecc., tradizionalmente usate dalle popolazioni autoctone in varie parti del mondo, prima di essere oggetto di provvedimenti restrittivi e di una crescente industria illegale.

E' paradossale per certi versi che forse una delle prime pubblicazioni scientifiche di psicofarmacologia fu scritta da Sigmund Freud, successivo inventore/scopritore della psicoanalisi, sugli effetti della cocaina. Più o meno casualmente poi, dalla metà del secolo scorso, sono stati osservati gli effetti comportamentali di certe sostanze chimiche (la Reserpina, il Litio, la Clorpromazina)) e rapidamente le sostanze psicoattive hanno attirato l'attenzione della psichiatria come possibili strumenti di cura delle malattie mentali. La ricerca psicofarmacologica e la produzione di psicofarmaci hanno poi occupato uno spazio crescente in psichiatria e nell'industria, modificando profondamente questo settore negli ultimi decenni, fino alla crescita esponenziale della produzione e del consumo negli ultimi anni, che pone crescenti dubbi di abusi e di rischi.

Di queste sostanze alcune dunque sono illegali (eroina morfina, cocaina, derivati della canapa indiana, ecc), altre ancora oscillano fra l'essere legali e illegali, come l'alcool in america per il periodo del proibizionismo, le anfetamine e derivati, eccitanti noti a tutti gli studenti e ora legalizzate per il trattamento dell'iperattività, ecc. Altre infine sono legali e sono appunto i farmaci usati in psichiatria. I limiti fra sostanze legali e illegali non sono fissi e definiti una volta per tutte: come si sa la morfina ha un suo uso riconosciuto in medicina per alleviare il dolore, e derivati della canapa indiana e appunto le anfetamine sono di uso legale più o meno sperimentale per certi quadri clinici in varie parti del mondo.

Sia quelle a consume legale (psicofarmaci) che quelle a consumo illegale (droghe) sono tutte sostanze che modificano l'attività delle cellule nervose, oltre che di altre cellule dell'organismo, come si è detto. Le cellule nervose, i neuroni, contenuti nel Sistema Nervoso Centrale (l'encefalo e il midollo spinale) e Periferico ( i gangli spinali e cranici) hanno un'attività di 'scarica' bioelettrica (come i fili della corrente elettrica) su altre cellule interne al sistema nervoso o di altri organi e tessuti dell'organismo. Controllano e determinano infatti, oltre che la coscienza e l'attività mentale, il battito cardiaco, la pressione arteriosa, la respirazione, la funzionalità gastro-intestinale e vescico-uretrale, la secrezione di saliva, lacrime, le funzioni sessuali, ecc, non ultima la funzionalità muscolare-motoria, responsabile del movimento e della postura, in pratica tutte le funzioni del nostro organismo, di cui il cervello è in effetti la sala comandi.
L'attività neuronale spontanea dunque può essere più o meno diminuita od aumentata da varie sostanze, facilitando o inibendo per così dire il 'termostato' cellulare che regola le scariche. O, con un'analogia informatica, come oggi si fa spesso, rallentando o accellerando il funzionamento del computer. Gli psicofarmaci hanno dunque l'effetto di rallentare o accellerare l'attività delle cellule nervose e del sistema nervoso, e tramite questa effetto svolgono le loro azioni.

Le modifiche dell'attività cerebrale oltre che manifestarsi come alterazioni dello stato mentale o comportamentale, possono essere rilevate da esami funzionali del cervello, come l'elettroencefalogramma, La Risonanza Magnetica Dinamica, la PET (Tomografia ad emissione di positroni) , ecc. Ma possono manifestarsi anche come alterazioni di tutte le altre funzioni corporee che si elencavano sopra, producendo così quegli effetti indesiderati, disturbanti (alterazioni della funzione cardiaca, respiratoria, gastrointestinale, ghiandolare, genitale e urinario, ecc) chiamati 'effett collaterali' e dovuti all'azione del farmaco sull'attività cerebrale. Questi effetti sono responsabili di disturbi talora gravi anche a dosaggi non elevati, e vanno distinti dagli effetti cosiddetti 'tossici', che sono quelli dovuti a un dosaggio eccessivo del farmaco. Come tutte le sostanze possono poi dare reazioni allergiche aspecifiche in soggetti predisposti. Inoltre molte hanno un effetto teratogeno accertato sul feto, per cui sono pericolosi per il feto se assunti in in gravidanza.

L'obiettivo dei ricercatori è trovare sostanze che agiscano specificamente su alcuni sintomi senza aver effetto sull'attività cerebrale globale. Ma questo è ancora in realtà un obiettivo non raggiunto, anche se le varie sostanze differiscono per gli effetti eccitatori o inibitori e per i sistemi neuronali su cui sono più attivi. In realtà anche questi effetti considerati specifici, antiallucinatorio, antidepressivo, antimaniacale, antiansia, stimolante, ecc , sono comunque tutti dovuti all'inibizione o attivazione dell'eccitabilità neuronale in determinate aree del sistema nervoso , effetto che varia nei vari farmaci in base al dosaggio e alla potenza del farmaco e alla struttura biochimica cellulare, chiamato 'recettore' che vanno a modificare. Gli effetti sui recettori cellulari sembra possano essere responsabili di modifiche strutturali delle cellule nervose che sembra siano responsabili di effetti tossici tardivi, come ad esempio l' effetto a distanza parkinsoniano e distonico degli antipsicotici tipici (neurolettici) ma anche degli atipici.

Gli psicofarmaci attualmente usati vengono suddivisi in varie classi, a seconda o dell'effetto clinico presunto e della composizione chimica, e dell'azione sui neurotrasmettitori, cioè le sostanze chimiche neuronali che influenzano la trasmissione nervosa . Si distinguono quindi:

sonniferi (benzodiazepine, barbiturici, ecc),
ansiolitici (benzodiazepine, ecc),
sedativi (o antipsicotici, tipici e atipici),
antidepressivi (triciclici, SSRI, ASRI, ecc),
stabilizzanti (Litio e vari antiepilettici),
stimolanti (anfetamine, metilfenidato -Ritalin, ecc).
Si possono aggiungere gli anestetici, che sono farmaci che agiscono specificamente sullo stato di coscienza e di percezione del dolore, che sono a tutti gli effetti farmaci psicoattivi, inibitori dell'attività cerebrale, talvolta usati anche in psichiatria.

Come i nomi stessi tradiscono (ansiolitici, antidepressivi, sedativi, antipsicotici) questi farmaci sono essenzialmente sintomatici, e non curativi. Così come non sono conosciute le cause delle malattie mentali, non ne sono conosciute le cure specifiche. Come gli antidolorifici fanno per il dolore fisico, gli psicofarmaci attutiscono o evitano la percezione del dolore mentale, cioè dell'ansia, depressione, angoscia psicotica, ecc e evitano talora comportamenti rischiosi a sè e ad altri - anche se in certi casi paradossalmente possono determinare l'effetto contrario. Ma non curano le condizioni sottostanti ai sintomi. Il trattamento dei disturbi psichiatrici resta un campo ancora oscuro e solo la comprensione più chiara delle cause potrà portare a una definizione delle terapie. Finora la ricerca psichiatrica psicofarmacologica ha portato a conoscere l'effetto dei farmaci sull'organismo, a livello biochimico e anatomo funzionale, e a produrre ipotesi e teorie sulle cause delle malattie mentali che sono rimaste prive di dimostrazioni valide. Per citarne una, la teoria che i disturbi mentali , ma anche comportamentali al limite della norma, lutto, dispiacere, ecc., siano dovuti a uno squilibrio del normale equilibrio biochimico dei vari neurotrasmettitori, e che la 'terapia' consista nel ripristinare con i farmaci gli equilibri biochimici 'normali'. Oppure che un sintomo dipenda dalla carenza di una sostanza come il farmaco che attutisce quel sintomo: per cui l'ansia dipenderebbe da una mancanza di una sostanza simile all'ansiolitico, e così via. Più o meno come se il mal di denti dipendesse dalla mancanza di una sostanza aspirino-simile nella cavità orale.
A parere dello scrivente gli psicofarmaci possono essere utili in situazioni di emergenza e di pericolo di atti inconsulti non evitabili diversamente, ma è probabile che siano invece dannosi in altre situazioni dove contribuiscono forse a cronicizzare determinate patologie e a renderle immodificabili. C'è il rischio che la scelta della terapia farmacologica sia spesso una scelta rinunciataria attuata per l'impossibilità, vera o presunta, di altri tipi di intervento a livello psicosociale.

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