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Identita' persa.

Gentile Dottore,
dopo tanto riflettere ho deciso di aprire un post per condividere con lei alcuni pensieri che mi affliggono da diverso tempo. Sono approdata su questo blog per motivi riguardanti mio figlio, ma ho da subito ritenuto interessanti molti degli spunti da lei proposti nello spazio adulti.

Ho dedicato molti anni a fare un lavoro che richiedeva dedizione e che mi ha portato a vivere all'estero. Nel paese dove mi trovo attualmente non sono stata inizialmente accolta volentieri dall'intorno e questo mi ha fatto passare tre anni di disagio a lavoro (mobbing?): malgrado quello che facessi mi interessava, ho incominciato presto a odiare l'intorno carico di competizione. Dopo questi tre anni ho deciso di lasciare per un altro incarico piu stabile e remunerativo, interrompendo completamente la carriera precedente. Dopo pochi mesi mi sono pentita amaramente ed ho cercato di ritornare indietro. Nel frattempo sono rimasta incinta del mio primo figlio. Gia sul finire della gravidanza ho incominciato a soffrire di depressione, che poi si e' trasformata in depressione post-partum nei mesi a seguire... Ne sono uscita tornado a lavoro, ma allo stesso tempo mi sono ritrovata nella situazione precedente: scarso interesse, noia, ma allo stesso tempo benessere economico, molto tempo da dedicare a mio figlio etc.. Ho cominciato a non guardarmi piu allo specchio, a non controllare cosa mangiavo (cosa che facevo prima per tenermi in forma) a non curare piu me stessa. Adesso mi sento una persona diversa e non so piu chi sono. Fisicamente sono cambiata (ingrassata, trascurata), intellettualmente sono "piatta".

In un momento di maggior ottimismo mi sono decisa a attivarmi per tornare in Italia a fare il mio vecchio lavoro. E adesso ne ho la possibilta'. Ma sono ferma non so piu chi sono: la madre responsabile che fa un lavoro noioso per mantenere la famiglia in un ambiente protetto e che dedica ampi spazi al figlio, o la donna che vuole sentirsi viva anche a rischio di mettere a repentaglio la stabilita della famiglia? La grassa o la bella? Il tecnico o la scienziata? La mente o il cuore? La verita e' che non so piu chi sono, e i miei sentimenti sono cosi attutiti da non riuscire ne a vivere il lutto di quello che ho perso (l'idea di me che avevo prima) ne a ricreare una nuova me. E in questa situazione non so a chi poter chieder aiuto....

La ringrazio per l'attenzione.
Cordiali Saluti.

Finchè non lo trova nella

Finchè non lo trova nella realtà, può utilizzare questo spazio o in alternativa l'e-therapy (privata) - il link nella colonna a dx - per fare una breve esplorazione 'accompagnata' nella sua mente e vedere se può orientarsi meglio.
Cordialmente
drGBenedetti

Prenotero una e-terapy

Prenotero una e-terapy section. Grazie della disponibilta.
Cordiali saluti.

Il cuore o la mente?

Con riferimento alla nostra chiaccherata (che ho apprezzato molto):

Il frigorifero e' molto comodo anche se un po freddino. Cosa troverei all'esterno? E' un illusione pensare che mi ritrovero' se torno a fare cio' che facevo prima di questa grossa crisi?

Riguardo al piccolo, spero proprio che lui sia felice dove la mamma lo e'. Ma comunque non rappresenta un trauma grosso il cambiare cultura contesto scuola lingua etc... Ne subira?

Mi scusi per questa mail fuori dai contesti terapeutici che ancora non abbiamo definito. Ma sentivo proprio il bisogno di scriverla...

Il cuore o la mente?

Cordiali saluti.

A due anni la 'cultura'

A due anni la 'cultura' importante del bimbo è quella familiare: all'ambiente esterno e ai cambiamenti ci si adatta facilmente se si ha una buona base nella famiglia.
Si può benissimo usare questo spazio per chiarimenti ecc.
Il cuore e la mente è un bell'argomento...

Cordiali saluti

La mente chiese al cuore: "mi

La mente chiese al cuore: "mi ami?" E il cuore rispose "lasciamici pensare..."

La confusione e' totale. La mente e il cuore mi lanciano segnali non piu decifrabili. Pensavo di aver deciso ma poi un istante dopo mi sono pentita ed eccomi ancora a rivivere lo stesso turbinio: qui e' piu sicuro, la e' piu bello, qui la vita e' noiosa ma facile, la ti puoi divertire ma che fatica! E' il piccolo? non avrai tempo per lui, se vai la. E cosa succedera' del suo sviluppo se non gli stai dietro. E perche' vai la? perche metti a repentaglio la stabilita economica della tua famiglia? per trovare piacere nel lavoro che faccio.... ma sarai capace di farlo? sarai capace di rimetterti in gioco? Ma se non vado perche' non sono capace a rimettermi in gioco, me ne pentiro' e la mia autostima cadra' a picco....

Avevo un immagine di me fatta di un determinato profilo professionale e fisico. Questa immagine e' persa. Quale e' la strategia? Ritrovarla o crearsene una nuova?

La mente dice che devo stare qua. Per tanti buoni motivi. Ma una vocina mi dice che se combatto ritrovo la vita che mi sento di aver perso, mi rimetto in gioco, riprendo vita. QUesto e' il cuore che parla. Sara' vero? oppure e' esattamente l'opposto: la mente mi dice di andare alla ricerca di un me perduto e il cuore mi suggerisce: questo "se" e' perduto: cercane un altro. Fermati rimani qui e cerca stando in un posto sicuro.

Oppure sono semplicemente depressa e la depressione butta tutto nel frullatore, lasciandomi solo una sensazione di stanchezza che mi fa pensare di essere incapace ad affrontare i cambiamenti legati al trasloco. Nel qual caso mente e cuore sono solo infrastrutture del pensiero, e servono a poco...

Cordiali saluti
(mi dispiace ma non ho vocali accentate nella tastiara.)

Erratum


... oppure e' esattamente l'opposto: la mente mi dice di andare alla ricerca di un me perduto e il cuore mi suggerisce: questo "se" e' perduto: cercane un altro. Fermati rimani qui e cerca stando in un posto sicuro.

No, non penso che ci sia un inversione: il cuore dice di andare, la mente no!

La decisione di un trasloco

La decisione di un trasloco familiare non dovrebbe gravare solo su una persona, ma su tutt'e due. Trovo un po' problematico che qui sembri gravare solo su di lei... Forse è un aspetto più importante di quanto non creda..., come una bilancia a due piatti: se i 'pesi' sono solo da una parte c'è uno squilibrio.

E su di me perche' si tratta

E su di me perche' si tratta della mia carriera. Ma piu in generale e' su di me perche' io sono il motore trainante la baracca. Tramite le negoziazioni ho fatto ottenere al mio compagnio un lavoro in entrambe le situazioni. Lui prima mi spingeva ad andare in Italia perche la avrebbe avuto qualcosa da fare. Ora ha la possibilta' di avere un impiego anche qua. e quindi pensa che sia piu sicuro rimanere. Ma la decisione e' mia (lui dice) perche e' una scelta radicale nella mia carriera. E perche tramite me lui ha queste due possibilita.

Comunque una cosa e' chiara: io spingo la baracca e questo mi sta incominciando a pesare.

si, ho riletto la sua

si, ho riletto la sua risposta e penso che abbia colto un elemento cruciale nella mia vita.
Io sono da sola nel gestire le problematiche reali di vita.

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