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ansia di separazione

Gent.le dott. Benedetti,
le scrivo per avere un suo parere professionale in merito ad un problema legato "credo" all'ansia di separazione che vive mio figlio P. (3 anni e 3 mesi) quando mio marito ed io tentiamo di lasciarlo in compagnia dei nonni per motivi di lavoro.
P frequenta il primo anno di asilo e si trova bene, però al mattino vuole essere accompagnato da me o dal padre, quando fino a pochi mesi fà è sempre andato al mattino con mio suocero, così come anche al nido.
Non riesco ad individuare quale sia stato l'elemento o l'evento che abbia scatenato un'inversione di rotta nel suo comportamento, ma di fatto adesso vuole solo me o il padre.
Io lavoro part time e alle 13:30 lo prendo direttamente all'asilo dopo il suo pranzo, e direi che tutti i pomeriggi lui sta esclusivamente con me, quindi mi definirei una madre molto presente che non lo trascura.
Sto cercando di organizzare dei pomeriggi con gli amichetti per la sua socializzazione, ma ovviamente io sono sempre con lui...
Sono abbastanza scoraggiata perchè non vorrei renderlo un insicuro con la mia costante presenza. Stavo pensando quindi di introdurre gradualmente una ragazza molto giovane di quasi 18 anni (la figlia del nostro portiere), per cercare di coinvolgerlo con altre persone esterne alla famiglia, visto che i nonni non riescono più a farsi strada, lui li rifiuta ma non come compagni di gioco solo nel rimanerci "da solo".
Tra le altre cose manifesta questo disagio in maniera molto forte, urlando, piangendo in modo molto concitato tanto che i nonni non sanno come placarlo.
Sono dell'opinione che molto probabilmente siano capricci ma nel dubbio, non volendo amplificare la situazione ma risolverla in modo corretto, le chiedo davvero un consiglio sul modus operandi, se forzare la mano lasciandolo piangere o non saprei...
Vorrei renderlo libero da ansie (perchè so che vuol dire conviverci) e poter gestire la vita di tutti i giorni in modo più semplice, recuperando così anche qualche stralcio di vita di coppia.
Ultimo elemento che le posso dare per una visione d'insieme è il fatto che ogni suo dissenso lo dimostra in modo molto forte, urlando e a volte inserendo anche parole come "matto", "cretina" e pernacchie...imitando così una bimba molto esuberante che frequenta la sua classe. Io cerco in modo perentorio di scoraggiarlo dal perpetuare in questo comportamento ma a volte va fuori controllo.
Per il resto è un bimbo vivace il giusto, solare, molto dolce e intelligente (socievole direi in nostra presenza in particolare...).
Spero di essere stata il più possibile esaustiva e La ringrazio davvero moltissimo del tempo che mi dedicherà.

Cordialmente

Le sue parole mi fa venire in

Le sue parole mi fa venire in mente la fiaba della Bella Addormentata che per evitare che si compia la maledizione finisce per andarci incontro... Fuori della fiaba, spesso la volontà dei genitori di far evitare ai figli le difficoltà passate da loro rischia di farceli finire dentro. Molto meglio lasciare che le cose scorrano naturalmente, a volerle indirizzare spesso in effetti si ottengono risultati diversi da quelli voluti. Inevitabilmente, perchè nonsi vedono tutti i fattori in causa e spesso quelli che si vedono non sono quelli importanti. Non si può 'guidare' lo sviluppo, molto meglio 'seguirlo'.

Sembra quindi che suo figlio stia passando un periodo di 'crisi', da alcuni mesi. Niente di drammatico in questo, lo sviluppo è fatto di periodi più tranquilli ed altri più critici, come una strada che ha tratti pianeggianti e tratti in salita. Per capire meglio di che si tratta bisognerebbe che mi desse un po' più di elementi sia sull'evoluzione del bimbo che sulla situazione della famiglia, seguendo magari queste indicazioni.

Cordialmente
drGBenedetti

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