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autismo: sintomo o malattia

Mi sembra che si dovrebbe riportare il termine 'autismo', e 'autistico', ecc, al suo significato originario. Quello cioè di un sintomo, di ritiro in se stessi ( dal greco 'autòs': se stesso, presente in tanti termini abituali, auto-matico, auto-mobile, ecc)- Il termine fu usato per la prima volta nel primo decennio del XX secolo dal dr Bleuler, direttore del manicomio di Zurigo, in certi pazienti ricoverati (adulti) che definì come 'schizofrenici' (cambiando il termine diagnostico usato precedentemente di 'demenza precoce').

Ecco un interessante studio storico del concetto di autismo in Bleuler, http://www.psychomedia.it/pm/modpsy/psypat/del-pistoia.htm

Non posso fare a meno di notare - pensiero che sempre mi viene alla mente quando mi occupo degli scritti e concetti di psicopatologia, fra cui anche il concetto di autismo/sintomo - come studi e osservazioni da cui venivano quelle riflessioni e concetti in gran parte si riferivano a pazienti ricoverati in ospedali psichiatrici, spesso da tempi molto lunghi. Mi sembra che mai gli osservatori ponevano mente alla possibile influenza dell'ambiente. All'inizio della mia formazione ho visto i manicomi e li ho frequentati per un breve periodo, partecipando in piccola misura al movimento che ha portato a chiuderli...
Il termine autismo venne coniato dunque da Bleuler a partire dall'osservazione di pazienti ricoverati da decenni, che si chiudevano in sè, fisicamente e mentalmente, rompendo qualsiasi contatto con un ambiente esterno che non doveva essere dei più vivibili. Non ho trovato nessun riferimento a questa possibilità, cioè a una reazione al contesto: esclusa a priori, probabilmente. Non ho informazioni, ma sarei curioso di averle, se le assemblee in manicomio promosse negli anni '70 dal movimento basagliano produssero qualche effetto su questi pazienti.
Solo un associazione il pensiero al cosiddetto 'autismo istituzionale' osservato nei bambini vissuti in orfanatrofio, recentemente tornato di interesse ( Vedi articoli). Come se ogni tanto l'ambiente, scacciato dalla porta, rientrasse dalla finestra. Negli adulti comunque era una chiusura in se stessi, da parte di qualcuno che c'era già, nei bambini è una chiusura in se stessi da parte di qualcuno che ancora non si è sviluppato, da cui l'immagine di 'fortezza vuota' che usò Bettelheim, quando ancora non era stato ostracizzato.
Il termine 'autismo' usato fino allora solo come sintomo, dunque, fu esteso dallo psichiatra austro-americano Kanner che lo usò per i bambini con tendenza a rinchiudersi in sè notata fin dal primo anno di vita. Parlò di 'autismo infantile precoce' per indicare questa 'condizione', pur restando in realtà sconosciuti i fattori causali, come nelle altre malattie mentali; tuttavia inizialmente aveva dato importanza al contesto familiare in cui vivevano quei bambini, come del resto scriveva per tutte le forme di schizofrenia. Nei decenni successivi fu definito un gravissimo errore l'aver ipotizzato cause educative-ambientali, ma non fu riconosciuto come uguale errore l'aver tirato il sintomo fino a farlo diventare malattia. Aprendo così la strada a molti altri sintomi trasformati in malattia, come dislessia, iperattività, disprassia, ecc.
C'è da dire però che lo stesso Kanner nel suo trattato di Psichiatria Infantile criticava "la tendenza a creare una specie di calderone pseudo-diagnostico in cui riversare indiscriminatamente diversi quadri clinici eterogenei". Come dire non c'è niente di nuovo sotto il sole, visto quanto è successo recentemente con la storia dello 'spettro autistico'.
Bisognerebbe tornare a usare questi termini come nomi di 'sintomi' le cui cause sono tuttora sconosciute e non coprire la nostra mancata conoscenza attribuendo tali sintomi a pretese 'malattie neurobiologiche' spostando più in là la nostra ignoranza, cioè il fatto che anche di queste le cause non sono note. L'effetto è di coprire la reale ignoranza e fingere di conoscere ciò che in realtà non si conosce.
Il movimento attualmente in atto per abbandonare l'uso delle diagnosi di autismo o spettro autistico va in questa direzione, ma si scontra con una quantità di interessi contrari che pongono al momento una grande resistenza al cambiamento.

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