Crea sito

Temple Grandin a 'cinema e psicoanalisi'

Nell'ambito del ciclo di cinema e psicoanalisi all'Istituto Stensen di Firenze, si è svolta il 21/10/2011 la proiezione del film: "Una donna straordinaria", titolo inglese "Temple Grandin" regista Mick Jackson (2010), che raccolta la biografia della protagonista, diagnosticata a suo tempo come autistica e diventata in seguito praticamente una star per la sua storia appunto straordinaria. Si possono vedere su wikipedia o su altri siti come questo altre notizie sulla persona e sul film.
Il film è molto bello, coinvolgente e commovente, molto ben fatto e appassionante, come altri film di argomento simile: mi venivano in mente, vedendolo, Rain Man, A beautiful mind, Forrest Gump, e altri. Nel pubblico una signora ha citato Family life, di un'altra epoca e portatore di un'altro 'messaggio', come soleva dirsi, da un libro di R.Laing... (Non era 'la famiglia che uccide' libro di M Schatzman, che riguardava la famiglia del noto Presidente Schreber)
Vorrei parlare però del dibattito successivo e dell'uso che è stato fatto del film, per presentare la visione oggi dominante dell'autismo, con modi che a me sono parsi dogmatici e propagandistici.
Ospiti invitati come esperti, presentati dalla dottssa Stefania Nicasi e dal dr Paolo Meucci del Centro psicoanalitico fiorentino, sono stati il prof Barale, , Ordinario di Psichiatria dell'Università di Pavia e psicoanalista didatta della SPI, e la dr.ssa Stefania Ucelli, psichiatra, responsabile di Cascina Rossago dal 2002 primo esempio, secondo loro, di farm community in Italia per adulti autistici. L'esperienza descritta è sicuramente molto interessante, e riguarda una comunità agricola di vita di persone diagnosticate come autistiche. In effetti anche nei dintorni di Firenze le esperienze di accoglimento di persone con handicap psichico in aziende agricole sono ormai di vecchia data, e l’esperienza di Sipario (non agricola) è una realtà attuale.
La mia critica è che entrambi gli speakers invitati hanno esperienza di persone autistiche adulte e del lavoro con queste persone. A quanto mi consta non hanno esperienza clinica con bambini, autistici e non, e con le loro famiglie nei primi anni. E questa sembra una caratteristica crescente di molti ricercatori attirati dal campo dell’autismo. Senza esperienza specifiche nell’ambito della psicologia e della psichiatria infantile si danno a diffondere teorie sulle cause e sulla patogenesi dell’autismo, sposate forse per comunanza con la cosiddetta 'comunità scientifica' il cui 'consenso' sembra che oggi sostituisca l'onere della prova delle teorie sostenute.
Il Prof. Barale ha fin dall'inizio del suo intervento stigmatizzato fortemente l'"errore" delle prime teorie psicoanalitiche sull'autismo che vedevano un'origine psicogena e ambientale nel disturbo. Prova dell'errore sarebbe appunto "il comune consenso della comunità scientifica". Ha poi affermato che ci sono 'infinite evidenze' che stabiliscono senza ombra di dubbi l'origine genetica ed 'organica', cioè non psicologica e non ambientale, dell'autismo. Dimenticando che 'infinite evidenze positive non sono sufficienti a confermare una teoria, una sola prova negativa è sufficiente a sconfermarla', come ha detto mi pare un importante fisico. Come molti in questo periodo non ha mancato di tributare il dovuto omaggio ai neuroni specchio del "suo amico Rizzolati", anticipando le future sicure dimostrazioni dell'importanza di questi neuroni nella patogenesi dell'autismo.

Nello stesso tono ha severamente redarguito, con piglio da professore verso una studentessa impreparata, l'intervento di una signora del pubblico che commentando il film si stupiva ed escludeva intuitivamente che l'intolleranza per essere toccata ed abbracciata della protagonista fin da piccola potesse essere "di origine genetica" e citava il vecchio film Family Life che illustrava le teorie dell'influenza dell'ambiente familiare nella schizofrenia. Tutta la mia solidarietà alla anonima signora del pubblico.

Il film di oggi è stato usato per illustrare invece le teorie più in voga oggi, in parte sostenute dalla stessa Temple Grandin che, a mio parere, con tutta la stima per la sua vicenda, non si può ritenere un’autorità’ scientifica nel campo, e forse nemmeno una persona veramente ‘autistica’, a mio avviso, sulla base del film.
Ha dell'incredibile che un film, un libro, una vicenda aneddotica, sia usato come dimostrazione della giustezza di un'ipotesi ‘scientifica’. Invece che nella realtà clinica osservata sembra che si possano trovare 'prove' in una fiction o in una autobiografia, che ovviamente presentano ricostruzioni inevitabilmente deformate dal ricordo e dagli interessi e dagli scopi dell'autore.

Non sto svalutando la straordinaria esperienza della persona in causa, ma il fatto di usare le sue affermazioni, relative al modo di funzionare della sua mente, o alle vicende del passato come documenti e prove 'scientifiche'. La signora Grandin afferma in un'intervista di aver saputo da grande, verso i diciotto anni, di essere affetta da 'autismo'. In effetti nel film ci sono alcune scene, che hanno aspetti un po’ parodistici, in cui la bambina viene ‘diagnosticata’ come affetta da schizofrenia infantile, ovviamente da un ottuso psichiatra dell'epoca, influenzato dalle teorie psicoanalitiche. Il film stesso presenta, con effetti speciali di notevole impatto, il preteso unzionamento mentale per immagini, matematico, geometrico, che la protagonista dichiara di avere, oltre che le capacità di ‘scannerizzare’ velocissimamente libri interi con la sua memoria, trasformando così in immagini non soltanto il contenuto mentale della protagonista, ma le teorie sponsorizzate.
Siamo come si vede ai limiti della farsa, nell’uso spudorato di un film per dimostrare delle ipotesi parziali e, contrariamente a quanto sostenuto dall'illustre professore, non corroborate ancora di alcune prova effettiva.

Come succede in molti ambienti che si occupano di autismo, sembrava quasi che l’obiettivo principale fosse di ribadire un dogma e una scomunica, quello delle ipotesi psicoanalitiche dell'epoca sulle cause psicologiche ed ambientali dell’autismo, con toni più da Scolastica medioevale e da Tribunale dell’Inquisizione che da contesto di dibattito scientifico. E chi ne parla oggi rischia il rogo, almeno mediatico, come si sa. Anche se di fattori ambientali psicosociali si sta un po' alla volta riprendendo a parlare da varie parti, quasi timidamente.
In effetti non c’è stato dibattito, troppo forte il tabù proveniente da quella parte della psichiatria che sostiene che il comportamento umano è motivato solo dai geni, nel senso di caratteri genetici ereditari. Quanto agli altri 'geni' (come si sa il genio sconfina con la pazzia fin da prima delle scoperte del dr Baron Cohen), nella foga odierna di trovare una diagnosi per ogni comportamento, sembra che anche l’autismo, o "gli infiniti autismi" (tutti siamo autistici?), sono in gioco per diagnosticare in un prossimo futuro una forma grave o lieve di malattia mentale a tutte le persone un po’ fuori dagli schemi e dalle convenzioni sociali. Come si sa Einstein e Mozart e Newton ecc ecc sono ormai etichettati come ‘autistici’: forse, visto l’andazzo, può essere quasi un motivo di vanto, fra un po’, essere della compagnia.
Non so se si consoleranno di ciò i genitori che sono nel panico perchè gli è stato detto che il figlio potrebbe essere uno "spettro autistico" (sempre meglio che un 'vampiro', a meno che non si voglia pensare che anche fra gli spettri ci siano malattie mentali, e quindi i fantasmi autistici, quelli schizofrenici, ecc. insomma anche fra loro la normalità è ormai rara e il DSM incombe).
Che poi a sostenere questi concetti fosse un esponente di spicco di una società psicoanalitica, (ma che forse dovrebbe cambiare denominazione in ‘neuro-analitica’) e con toni professorali che non ammettevano replica, la dice lunga sui rischi di involuzione antiscientifica e autoritaria che gravano anche sulle istituzioni psicoanalitiche.
In conclusione: un bel film e un brutto dibattito.

AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.
_____________________________
ATTENZIONE : si chiede gentilmente a tutti gli utenti del sito di mandare un breve aggiornamento sul consulto effettuato. In questo modo sarà possibile avere un riscontro a distanza della correttezza delle risposte date. I risultati verranno pubblicati sul sito. Grazie Vedi

P.IVA : 01496010537
dr Gianmaria Benedetti - Firenze, via S Reparata,69 - Ordine dei medici (FI) n.4739

NB questo sito recepisce le linee di indirizzo dell' Ordine dei medici di Firenze sulle consulenze mediche on line.
Si dichiara sotto la propria responsabilità che il messaggio informativo è diramato nel rispetto della linea guida approvata dallo stesso Ordine.

Questo sito non costituisce una testata giornalistica poichè viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può quindi essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. -

LEGGE SUI COOKIE
Questo sito fa uso di cookie tecnici. INFORMATIVA ESTESA

Risoluazione online delle controversie (Unione Europea)