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IV conferenza: Antonio Alberto Semi

Che dire della quarta conferenza al Fuligno, ospite questa volta il noto psicoanalista della SPI Antonio Alberto Semi, titolo 'percezione e trauma'? Devo premettere che sono meno 'oggettivo', o meglio più soggettivo ancora, in questa recensione, perchè le mie aspettative erano influenzate fortemente da un fatto personale verso AA Semi.
Non sono sicuro infatti di averlo conosciuto in quel di Padova, nel '68, nelle prime assemblee studentesche che io frequentavo da matricola o forse 'fagiolo' in platea e uno che credevo AA Semi da studente anziano, al banco dei lìder. Il personaggio che negli anni si era venuto costruendo nella mia mente, seguendone l'evoluzione psicoanalitica, i libri importanti pubblicati, e anche qualche scambio di mail nella mailing list di Psychomedia, si è scontrato con quello reale che vedevo oggi per la prima volta, con effetto estraniante. Per qualche motivo non ho verificato se era la stessa persona, ho mancato l'occasione, forse ho preferito restare nel dubbio.

La conferenza è stata per la prima parte più che altro a livello di forte astrazione e considerazioni epistemologiche, più sulla percezione e le possibilità di attingere alla verità che non sul trauma. L'autore leggeva un testo scritto, ed era quindi difficile seguirlo senza una copia a disposizione. La citazione di Galileo, e del suo universo come libro della natura la cui lingua è quella matematica, mi è sembrato il filo conduttore della prima parte della mattinata. Anche se forse non esplicitamente, il tema sembrava essere quello del come imparare la lingua della 'natura interna' se possiamo chiamarla così, seguendo l'esempio Galileiano identificato forse in Freud. Sicuramente nel Freud ricercatore, direi, che non ha avuto paura di violare i limiti di conoscenza dell'epoca, veri e propri tabù, per addentrarsi in territori sconosciuti. Meno nel Freud teorico e ancor meno nell'Istituzione che ha creato per difendere e proseguire la sua opera. Qui il parallelo con Galileo, o Einstein citato più avanti, cede: questi non hanno fondato istituzioni private ma facevano parte del mondo scientifico come esponenti riconosciuti, anche se più o meno facilmente accettate le loro teorie. L'interesse di Semi spaziava in campi aperti, ma apparentemente col dogma dello strumento delle libere associazioni e della visione 'classica' del rapporto analista/paziente quasi unicamente basato culla comunicazione linguistica, 'auditiva', unica 'percezione' cui viene concessa la libertà di accesso, sembrerebbe. Da qui l'ipotizzare un periodo in cui l'Io non c'è ancora, intendendo l'Io' linguistico, evidentemente. Forse AASemi non lavora con i bambini piccoli. Solo ieri osservavo una famiglia con la piccolina di un anno e mezzo, ancora in parte preverbale, ma assolutamente presente e diffidente verso l'estraneo ma curiosa e interessata e poi di nuovo preoccupata alla fine dell'incontro. Ben attenta e impegnata a cercare di tenere sotto controllo la situazione, con gli strumenti a disposizione, il pianto, l'opposizione, le bizze, ma anche disposta a cambiare parere ed esplorare la situazione. Assenza di Io? Non direi proprio. Bensì forte presenza individuale che fa esperienza dell'ambiente circostante e si costruisce una sua visione del mondo dove il linguaggio interviene a un certo punto come arma a doppio taglio, quasi: certo strumento di comunicazione e pensiero, ma anche fonte di inganno e falsificazione. E il mondo psichico, interattvo relazionale, intersoggettivo si complica progressivamente al punto che ben possiamo comprendere la metafora della Torre di Babele come significativa dello sviluppo psichico individuale e non solo dell'evoluzione sociale e della diversificazione dei popoli e delle lingue.

L'appiglio forte di 'verità' superando l'aleatorietà della percezione fallibile e influenzabile grandemente, secondo Semi, è possibile nella seduta analitica basandosi sul "io 'sento' queste cose e sono sicuro di sentirle": una specie di "Cogito" cartesiano su cui fondare la sicurezza sul metodo psicoanalitico e sul mondo interno (Ma Semi non usa questa terminologia, mi pare). Ma qui sta secondo me il punto debole, il tallone d'Achille. Il metodo psicoanalitico, che forse possiamo chiamare semplicemente metodo scientifico, di osservare i fenomeni con la maggior disponibilità a conoscere l'ignoto e a non appigliarci ai pregiudizi o alle verità ufficiali difese dalle Accademie e spesso dal Potere come invalicabili; il metodo conoscitivo, applicato a diverse realtà o meglio a dimensioni diverse della realtà, fornisce 'reperti' diversi, sempre 'percettivi', dal momento che oltre la 'percezione' non abbiamo altri strumenti di contatto con i dati sensibili, sia esterni che interni, ci presenta fenomeni diversi, altamente complessi, che sfuggono a semplici spiegazioni.

La forte connotazione psicoanalitica classica di chi pensa di avere lo strumento principe di conoscenza della raltà psichica e anche dell'intervento terapeutico rischia forse di diventare un freno, a questo punto dello sviluppo delle conoscenze in quest'ambito, dopo essere stato a lungo uno strumento di apertura e di esplorazione coraggiosa. Sembrano non venire percepiti, o per lo meno dichiarati ed esaminati, gli elementi critici che stanna facendo vaccillare forse l'edificio dell'Istituzione psicoanalitica, di fronte agli altri 'edifici' che le vengono contrapposti, quello psichiatrico psicosociale, quello DSM, le varie scuole psicoterapeutiche cognitive e comportamentiste, ma anche all'interno dell'area psicoanalitica le ottiche della psicoanaili di gruppo, della famiglia, ecc, che presentano visioni del mondo diverse da quella psicoanalitica individuale classica.
Di qui anche la sterilità- a mio avviso - di chi tenta di 'esportare il setting psicoanalitico' alle situazione di servizi pubblici, dove tanto spesso si ha a che fare con il trauma reale, lamentandosi di avere troppi ostacoli a realizzarlo e rischiando di brancolare nel buio senza bussola. La realtà dell' Istituzione richiede evidentemente un Metodo diverso, non 'importato da un'altra realtà'. I problemi sono ovviamente tanti e di molti tipi. Ma richiedono forse unna analisi attenta della realtà istituzionale che in questo momento è alquanto aggrovigliata.
Le critiche - assolutamente condivisibili- alla psichiatria post DSM, rischiano di restare autoreferenziali, come si dice oggi, se non ampliate all'esigenza di aprirsi a un metodo conoscitivo scientifico che superi la settorialità dei vari metodi, nonchè la settorialità delle varie 'costruzioni teoriche' che ne discendono. La lingua della 'natura psichica', è ancora poco conosciuta, e i vari linguaggi che pretendono l'esclusiva sono ancora forse il segno che siamo in questo campo in un'epoca prescientifica, pregalileiana. In fondo anche Pitagora, riconosciuto fondatore della matematica, era a capo di una setta che trasformava la visione scientifica in una religione dogmatica.
Più o meno quello che si vede ancora intorno, tante sette che disputano la Vera Conoscenza, si direbbe...

L'effetto stimolante di pensieri e riflessioni va riconosciuto alla conferanza di oggi e a tutto il ciclo di conferenze del Fuligno.

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