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Qualcuno sa che cosa ho?

Sono una ragazza di 18 anni,...
...Quando sto bene, ho voglia di fare tante cose; studio, faccio sport, esco a fare shopping, voglio imparare cose nuove come ballare il tango o ballare e basta, imparare parole nuove in spagnolo, francese o inglese (studio al liceo linguistico)...
Quando sto male non riesco a fare niente, non posso studiare, non posso fare sport, non posso nemmeno ascoltare la musica, perché è una cosa che mi piace, ho solo voglia di stare per conto mio, a letto, che il mondo si dimentichi che esisto e nessuno mi parli o provi a capirmi e aspettare che Lui se ne vada.
Non penso al suicidio, quello no, io voglio vivere, ho un sacco di cose da fare.
È come se dentro di me ci fosse del marcio che piano piano mi divora. Poi ne esco. Poi ritorna.
Come se un Mostro invisibile crescesse accanto a me e mi trascinasse in fondo a un abisso buio. Sono sola. Guardo la luce che svanisce e non cerco di uscirne. Sto li e aspetto.
A volte c'è un motivo per cui mi sento così e allora è più sopportabile.
A volte arriva senza che sappia spiegarmelo. Ho provato tante volte a rispondere alla domanda "che hai?".
Forse è qualcosa che è successo tanto tempo fa. Ma non voglio che sia successo. Non è successo. Non me lo ricordo e non è quello perché non è successo.
Una delle spiegazioni che posso darmi è che io non mi accontento.
Non mi accontento delle sensazioni che a quanto pare soddisfano gli altri.
Ho bisogno di sensazioni forti. Le ricerco mettendomi in situazioni pericolose. Il rischio e la paura mi fanno sentire viva.
Forse è cominciato tutto quando avevo 15 anni (per farla molto breve): ho conosciuto un ragazzo, un vero "bad boy", uno di quelli che i genitori non vogliono tu frequenti per la cattiva reputazione. Lui era piuttosto innamorato. Io no. Siamo diventati amici ma io non l'ho apprezzato fino a quando non l'ho perso. Con lui ho fatto cose che non avrei mai pensato di fare. Le prime esperienze che fanno tutti gli adolescenti: bere, fumare canne... Ed altre un po' meno comuni: entrare in fabbriche o scuole la notte, scappare dalla polizia, andare in posti proibiti insomma.
È stato il periodo più bello della mia vita credo. Ma lo penso solo adesso che è finito.
Mi mancano quelle sensazioni di euforia ed eccitazione. Con lui non mi annoiavo.
Quando ho capito che ero "innamorata" era troppo tardi. Quando gli ho dato la mia fiducia quel ragazzo mi ha mancato di rispetto e mi ha fatto delle cose piuttosto gravi.
Ormai sono passati anni e l'ho superato, l'ho accettato, gli auguro il meglio, sono consapevole che anche io ho delle "colpe"... Sono maturata, ho capito che non dovevo vergognarmi per quello che era successo.
È stato l'unico ragazzo che mi è piaciuto veramente, nonostante nessun altro mi abbia umiliata così, mi restano molti ricordi positivi e sarà sempre il mio più grande rimpianto.
Penso che per me fosse perfetto.
Adesso ricerco lui, e sono attratta dalle persone "disturbate"; intelligenti ma allo stesso tempo tormentate.
E ricerco le sensazioni che lui mi faceva provare.
Ma torniamo al discorso di prima, cioè che mi rendo conto di essere una cosa e di essere anche il suo opposto.
…...
Nella famiglia, più che altro quella paterna, hanno abbastanza problemi mentali (depressione, disturbo bipolare e narcisistico della personalità, aggressività) e io ho ereditato il carattere da mio babbo.
Altra cosa che potrei dire riguardo ai miei "periodi di depressione" o quello che sono, che comunque mi impediscono di andare a scuola, curare il mío aspetto, avere relazioni sociali..., è che perdo le energie e mi ammalo più facilmente.
Mia mamma dice che secondo lei ho bisogno di un fidanzato.
Devo QUASI ammettere che ha QUASI ragione. "Ammettere" perché ho sempre voluto pensare che non ho bisogno di qualcuno per essere felice e di completarmi da sola.
…..
...ho così tanto dentro, e così tanto caos...

Ho pubblicato solo stralci

Ho pubblicato solo stralci della mail, molto più lunga, sia per motivi di privacy che per mettere più a fuoco certe cose.
Le parti non pubblicate riflettono certi aspetti adolescenziali abbastanza tipici e comuni ( questo magari dispiacerà all'interessata, ma anche questo è tipicamente adolescenziale...), con tutte le incertezze e contraddizioni e fluttuazioni dell'età. Sono aspetti che normalmente diminuiscono con la crescita che porta a trovare un maggior equilibrio o comunque a saper meglio guidare la propria barca nello squilibrio del mare agitato.
Salvo che non si verifichino delle situazioni od esperienze che possono colpire una persona trovandola in un momento di scarse difese e maggiore fragilità. Forse come l'esperienza di quel ragazzo cui accenna, che può essere stata traumatica anche se ora sembra quasi rimpiangerla. In quel rapporto Lei sembra essere stata umiliata, usata e poi scaricata, forse, quindi essersi ritrovata nel ruolo di vittima in un rapporto con aspetti distruttivi. A volte capita di affezionarsi al ruolo di vittima e rimpiangere la situazione vissuta o peggio cercare di ritrovarla o ritrovarne una simile. Altre volte ci si trasforma nell'aggressore, invertendo i ruoli, ma non è certo una evenienza più sana.
Questo può essere il pericolo che corre e da cui stare in guardia.
E' vero che un fidanzato, un rapporto affettivo e sentimentale può essere e spesso è un'esperienza importante e maturativa che può aiutare a uscire dal mare in tempesta, ma ovviamente non si può costruire a tavolino o trovare ad ogni angolo. E neanche cercarlo spasmodicamente come se fosse una dipendenza da una droga, di fronte a cui uno non vede altro se non la necessità di procurarsi una dose.
Cerchi quindi di 'guidarsi' in questo periodo di squilibrio cercando di stare a galla ed evitare i tratti più pericolosi, per non cacciarsi nei guai. Cerchi anche di tenere saldi i suoi punti di riferimento. Con un po' di prudenza e resistenza e fortuna ( quella c'entra sempre ma bisogna aiutarla un po'), dovrebbe poter attraversare questa fase senza troppi danni.
Tutto ciò ovviamente con i limiti di un consulto a distanza.
In bocca al lupo!

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